Ecco, io volevo chiudere questo blog scrivendo “Questo blog chiude per esaurimento risorse”. Poi, alle quattro di notte, mentre ascoltavo Nick Drake, tutto avvolto in una musica molto malinconica ma piena di una voce che evoca una vita sterminata, ho pensato che non bastava, che non potevo finire così, sarebbe stato poco onesto. Va bene essere concisi, che quelli che la tirano per le lunghe non mi piacciono mai molto, ma essere così avari mi sembrava solo frettoloso, e anche un po’ stitico, senza pensamento. Allora mi sono messo a scrivere queste righe, una specie di lettera d’addio, continuando ad ascoltare Nick Drake.
Un po’ di tempo fa ho aperto questo blog, avevo voglia di scriverci delle cose che non sapevo dove mettere; era un momento della mia vita in cui volevo fare esplodere un filone della mia immaginazione che mi sembrava palpitare sotto la pelle dei miei pensieri senza mai dilagare. Poi ho fatto dei disegni, per lo più di notte, non sapevo dove mettere neanche quelli, e li ho messi nel blog. Era un periodo di fervore senza bersaglio; perciò, essendo senza bersaglio, ne ho cercato uno a caso, in giro per il mondo, cioè nella rete. Che ‘rete’, in fondo è un bel nome per questa cosa che è internet, perché come quella dei ragni cattura gli insetti e le cose che passano nell’aria, magari i grumi di polvere, e il ragno, l’artefice della trama, se ne ciba oppure li schifa, ma comunque restano impigliati. Però li cattura a caso, anche se per affinità, che in fondo le ragnatele son sottili come il vento e catturano solo cose che volano; i lombrichi o le tartarughe, per esempio, in una ragnatela non rimarranno mai impigliati.
Da un po’ di tempo mi sembra che non ho voglia di farmi catturare a caso, o meglio alla rinfusa; non ho voglia di sparpagliarmi in una rete. Mi è venuta voglia di trovare un bersaglio, e mi sembra che un bersaglio uno lo trova ritagliandosi un pezzo di pace, tipo un foglio di carta, o lo schermo di un computer, che è solo suo, almeno per un po’, giusto il tempo che dura la scrittura, però senza l’urgenza di scrivere subito per qualcuno che lo leggerà, che è quello che succede in un blog, o che almeno è successo a me.
Insomma, quando ho aperto questo blog avevo bisogno che qualcuno mi ascoltasse subito, che qualcuno mi rispondesse; adesso non ne ho più bisogno. Adesso preferisco che le cose vadano via più lente, per conto loro; mi viene voglia di pensare che il bersaglio sono io, e poi, quando è il caso, di spostare il bersaglio nel mondo, perché nel mondo si vive, e di far leggere le cose agli altri usando un po’ di pazienza, senza smanie. Come mi sembra aver fatto Nick Drake, che aveva una misura della musica e della voce che dura ancora, anche se lui poi si è ucciso, troppo in fretta. Io amo stare al mondo, e allora uccido solo questo blog, cioè mi son stancato di lui, perché lo scriveva uno che non sono più esattamente io. E allora quello là, quello che si chiamava Venedikt, è meglio se non c’è più, almeno per me. Perciò, vi auguro di star bene e vi ringrazio per tutte le volte che mi avete risposto subito e anche per quelle in cui non mi avete risposto. Comunque, state bene.




