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novembre 27 2004
Delle volte basta dare una potata alla propria vita, come alle piante, e dopo tutto ricomincia a crescere come si deve. L'importante è non essere troppo drastici, non tagliare la pianta dalla radice. Però, con quella potatina lì, poi si provano delle belle gioie, anche immotivate o improvvise, tipo che ti vien voglia di incontrare qualcuno che ancora non conosci. E poi, secondo me, la vita cambia a seconda di come la immagini; per esempio adesso vivo a Torino facendo finta di essere nelle Highlands, in Scozia, e tutto scorre via più facile, è come se stessi dentro un film che mi scrivo nella mia testa ogni giorno. Vado al locale e dico "Ah, che piacere la vita di bisbocce delle Highlands", la mia collega ride e le cose van meglio. Grog per tutti
novembre 26 2004
E' successo che più o meno una settimana fa ho chiesto a una mia cliente, una che c'ha una fidanzata con cui viene spesso al locale, le ho chiesto se mi portava una bottiglia di lambrusco da Modena, che mi aveva detto che doveva andare là per lavoro. E stasera me l'ha portata per davvero, la bottiglia di lambrusco. Allora, appena arrivato a casa, verso le tre e mezza di notte, mi son mangiato un po' di parmigiano e c'ho bevuto dietro un po' di lambrusco, e mi è successo che mi son sentito contentissimo. Dalla pancia al cervello mi è salito alla testa un piacere della mia terra lontana che non saprei come descrivere, se non che tutto in un colpo mi son venuti al naso, sotto la lingua, negli occhi e nelle orecchie i ricordi di quei piaceri che ho vissuto vivendo a Parma, i miei amici, le avventure che ho vissuto là, tutto quello che ho sempre mangiato godendo. E tutto per via di una bottiglia di lambrusco. Mi sembra un fatto misterioso, ma pienissimo di piaceri esistenziali, o meglio umani. Son riconoscente a quella che mi ha portato la bottiglia, ma anche a qualcuno o qualcosa che non so cos'è, e che sta nascosto e bello pigiato dentro il lambrusco. Magari è una specie strana di dio.
novembre 24 2004
Niente, succede che oggi vado a controllare i messaggi privati su splinder, e ci trovo una cosa scritta da una mia amica, che ogni tanto ci si sente io e lei, ormai è un po' come se ci conoscessimo, secondo me. Apro e leggo. Mi ha scritto una roba bellissima, che alla fine mi son sentito proprio contento. E' bellissima perchè dice che le cose che scrivo e come le scrivo le son state utili nella sua vita per dire a una persona a cui tiene quello che le ronzava nella pancia e nella testa. Io non lo so, ma pensare che queste parole che compaiono sul blog vanno in giro a combinare delle robe piacevoli nella vita di qualcun'altro mi ha messo di un buonumore bestiale, proprio. Quando succedono questi fatti inaspettati, mi sembra che la vita è un posto piacevole, a coltivarla come si deve. Niente, mi andava di dirlo, che son proprio contento. Desso vado a lavorare, e stendo i clienti di alcol e buonumore.
novembre 22 2004
Devo presentarmi, me e il mio blog in 500 caratteri.
Allora, adesso mi presento, presento anche il mio blog, che sì, insomma, è una specie di appendice del mio cervello dove ormai ci passeggia della gente che mi sembra di conoscere. Che quella gente lì, un po’ son tutte le personalità che son diventato a furia di abbuffarmi, c’è quella più gioviale, quella notturna, quella che gli piacciono le donne, quella che mangia, quella che disegna; un po’, quella gente, sono anche tutti gli altri che vengono a trovarmi, gli altri blogger, che passano e magari scrivono “Vé che boiata hai scritto”, oppure “Bello il post di oggi”. Io, se ho chiamato ABBUFFATE il mio blog, è perché son d’accordo con uno che ha detto che l’origine della parola saggio è ‘colui che assaggia tutto’. L’ho preso così in parola, quello lì, che adesso assaggio tutto, dalla pelle di quelle che mi piacciono, ai libri, ai cibi, al vino e persino ai mestieri, che adesso nella vita faccio il barman e proprio non ci avrei mai pensato che poteva capitarmi di fare un mestiere così. Ah, per finire, se c’è una roba che adoro è ridere, ma proprio ridere che gli organi di dentro si scuotono, gli occhi si chiudono a fessura, e esce tutto, tristezze comprese. C’ho trent’anni, ma questo conta poco.
Poi devo appiccicare il mio primo post e commentarlo facendo prima finta di essere un altro e poi dicendo cosa ne penso adesso.
12 MAGGIO 2004
Tipo, ieri sera stavo andando a casa di un mio amico, riunione di lavoro. A un certo punto passo di fronte a un portone e sta uscendo un signore sui cinquanta col suo cane al guinzaglio. Il cane tirava il guinzaglio, andava a destra a sinistra, cercava di scappare lungo il marciapiede, ma niente, il signore se lo teneva vicino.
Ho pensato "Guarda che sfiga essere cani, non puoi fare quello che vuoi. Magari vedi una cagnolina e non ti puoi avvicinare liberamente a corteggiarla, annussarla dietro le zampe, farle delle proposte". Poi ho pensato "Non è vero, di solito i padroni lo lasciano avvicinare il cane agli altri cani. Mmm, mica male" ho pensato.
Mi è venuto in mente che se esistesse una razza molto più grossa della nostra, animali altissimi e più intelligenti di noi, che decidesse di farci diventare il loro animale domestico, non sarebbe male. Ti mettono il guinzaglio, ti portano fuori, vedi una tipa fichissima al guinzaglio di qualcun'altro, ti avvicini, la tocchi un po', poi zac, ti accòppi e godi un pochino. Si farebbero delle abbuffate di sesso bestiali. E poi ognuno per la propria strada, trascinati dal padrone gigante.
PRIMO COMMENTO: Ciao Ven, leggendo il tuo post ho subito pensato che fossi un maniaco sessuale. Poi l’ho riletto e ne ho colto la dolcezza. Poi l’ho riletto di nuovo e ho concluso che sei solo un po’ disturbato. Un saluto dal gigante con un essere umano al guinzaglio.
SECONDO COMMENTO: Guarda te che idee mi vengon certe volte. Eppure quella sera lì me la ricordo proprio, e tutta la voglia che avevo di un abbraccio furtivo rubato per strada, magari a una sconosciuta, che magari ci scappava anche qualche palpeggiamento dentro il buio di un portone. Certe smanie non mi son mica passate, no no; a me l’idea che dei padroni giganti ci lasciano avvicinare per annusarci un po’, maschi e femmine, e poi ci lascian fare le nostre cose umorali e carnose e poi, dopo che ci siam voluti bene alla spicciolata, ci portan via, a me quell’idea non mi dispiace per niente. Certo, senza guinzaglio è meglio.
P.S.: Son stato un po' lungo nella presentazione? Non sapevo bene come contare i caratteri. Mi perdonate?
novembre 20 2004
Mi sa che da oggi, quando esco di casa, il motto che mi ripeterò nel cervello sarà "Vado, rubo sei capelli femmina, poi torno". Un intrepido cavaliere dei sensi.
novembre 19 2004
Mia madre si è separata un po' di tempo fa da un tipo che era diventato paranoico e un po' pericoloso, uno con cui ha fatto due figli, i miei due fratelli piccoli. E' ancora paranoico e pericoloso, ma vabbé, si tiene duro. Ieri le ha chiesto "Ti va di andare a mangiare una pizza tutti insieme?", che di solito vuol dire che a un certo punto della cena poi comincia col solito pistolotto di "Ma come sei vestita? Perché mi hai lasciato? Dai, ti perdono, torna da me" e altre chicche da strozzarlo. Allora mia mamma ha detto "Io vengo, ma appena apri la bocca per dire cazzate io vado". Mio fratello più grande, che ha tredici anni e si chiama L., se l'è presa vicina e le ha detto "Stai tranquilla, se comincia a parlare ho in tasca la pistola, l'arma segreta". Bé, a metà della cena, l'ex paranoico stava per cominciare con gli emboli e allora mia mamma ha guardato mio fratello con la coda dell'occhio e ha detto "Sta cominciando, L.", mio fratello si è alzato di scatto, si è slacciato la cerniera dei pantaloni, ha messo bene in vista il pacco e ha detto "Papà, guarda che tiro fuori la pistola, se ricominci". Han riso e si è fermato tutto. Che grande famiglia!
novembre 17 2004
Lunedì mattina mi son svegliato e ho subito pensato "Oh, si comincia una vita nuova, che mi son rotto le balle di gente poco scantata". Ero tutto pieno di energie e alla sera ho anche bevuto e mangiato molto bene. Poi ieri mi è venuta la tonsillite e la febbre a 39. Vuol proprio dire che ho cominciato una vita nuova e che sto facendo il ricambio delle cellule, e mi è aumentata la voglia di robe rispettose e piene. Spero solo che mi passi alla svelta la tonsillite, che mi sembra di avere un tubo di palle da tennis infilato in gola.
novembre 15 2004
Ieri sera, mentre pulivamo il pavimento del locale, io e la mia collega stavamo chiacchierando e a un certo punto le ho detto “Come ha scritto qualcuno, Dio è nei dettagli” e lei mi ha risposto “No, Dio è dappertutto”. A me, subito, d’istinto mi è venuto da dire ancora “Eh, no no, Dio è nei dettagli, gli uomini son dappertutto”. Così.
novembre 14 2004
Magari in un modo stupido e precipitoso, ma quando qualcuno mi fa del male io lo elimino dalla mia vita. Nella mia testa non c'è proprio ragione per essere disattenti a dismisura; se sei stato tanto disattento, sei crudele. E allora fa lo stesso, io vicino a me non ti voglio. Però se amo, amo senza misura. E mi va bene così, sofferenze comprese.
novembre 13 2004
Io, a questo punto della mia vita, non capisco perché son tutti così diffidenti, che conoscersi e per sbaglio volersi bene è una cosa meravigliosa, anche solo fare due chiacchiere buttate lì. Io non ne voglio più sapere di gente che pensa sempre male, che crede che gli vuoi rubare qualcosa solo perché gli rivolgi la parola, non è un bel modo di vivere, per niente. Io voglio solo che il mondo vada nel verso che poi ci si ama, e si mangia insieme, e ognuno dice le sue tristezze e le sue gioie senza che nessuno lo giudica, ma forse è una roba impossibile. Non so. A me sembra un peccato che si passa il tempo a difenderci, invece che a capirci. Davvero.
novembre 9 2004
L'altra sera, al locale, a un certo punto è entrato un tipo russo, con i capelli tagliati cortissimi, leccati di gel, la riga da un lato, una felpa da ragazzino americano e un bell'anellone d'oro al mignolo. Si è appoggiato al bancone e si è messo a fare delle facce strane, a dire delle robe che non si capivano neanche tanto bene, poi ha ordinato un cappuccino e una birra media. Dopo un paio di minuti che sorseggiava un po' di cappuccino e poi un po' di birra, ha afferrato uno zuccherino e l'ha fatto ondeggiare sopra le due bevande, che era un po' indeciso su dove buttarla e noi stavamo dietro al bancone a chiederci "O mama mia, e adesso dove la mette". Alla fine l'ha lasciata cadere nel cappuccino e noi abbiam detto "Bé, è bello fuori, ma almeno c'ha preso". Poi ci ha fatto l'occhiolino e se n'è andato. Alle due di notte.
novembre 8 2004
La sicurezza, secondo me, certe volte è una forma di strafottenza.
novembre 5 2004
Stamattina alle sei e mezza mi son svegliato di colpo, forse anche perché mi era rimasto sullo stomaco un panino lurido con la salsiccia e i crauti, e ho cominciato a pensare a un sacco di robe tutte insieme. Prima mi ha assalito il ricordo di tre giorni che ho passato con Cofano al mare, che un giorno siam partiti e abbiam fatto una zingarata. Siamo andati al mare allo sbaraglio, dormivamo in macchina e ci lavavmo nel parcheggio. Lì al mare, una notte, tutto ubriaco, intanto che Cofano in strada si baciava con una tipa, io son stato un'ora in acqua a parlare con le onde, che c'era il mare mosso. Stavo là, galleggiavo, mi immergevo e mi sembrava di essere vivissimo. Poi mi è venuto da pensare che se avrò la fortuna di diventare vecchio, allora quel giorno molto probabilmente i miei genitori non ci saranno più e neanche i miei nonni e spero ci saranno i miei amici, ma comunque ho pensato che forse è bene costruirsi una vita che non mi lasci solo, che già ce la metto tutta, ma magari devo darmi da fare ancora di più, e magari fare dei figli. E poi ancora ho pensato "Ma tutte le robe che ho imparato, e quelle che amo, e l'energia che avrò speso per essere contento, e le parole che mi vengono, e le cose che voglio dire, dove andranno a finire quando non ci sarò più?". Mi vien da sperare nella reincarnazione. Alle sei e trantacinque mi sono alzato, mi son fumato una sigaretta e poi mi son rimesso a letto. Mi sa che son sprofondato in un abisso morbido di questioni che son tutte da affrontare. Intanto vivo.
novembre 1 2004
M'é venuta così, verso le sette e mezza di sera, e mi ha chiesto se la mettevo qui. Io l'ho accontentata.
OH, TI ASPETTO
Vieni via con me,
ma prima trovami
che io non ce la faccio più
a cercarti.
Che io ti immagino
con una bocca morbida morbida,
gli occhi brillanti
e che non sei scontrosa;
che ci diciamo certe parole
tirate via dalla massa delle parole inutili
e poi ce le mettiamo in bocca con la bocca dell’altro,
intanto che ci baciamo.
Mi immagino che hai delle mani forti,
i piedi gentili e tranquilli,
tutto un corpo che sorride generoso
quando ti togli i vestiti.
Io ho tanta voglia di star lì
a tavola con te
magari al ristorante,
con la gente intorno che ciarla
e io e te che ci guardiamo
come due che prendono a testate l’universo,
per la simpatia che ci mette.
Oh, io ti aspetto,
che non ce la faccio più,
voglio sapere dove vivi
e come ti chiami
e quanti anni hai
e cosa pensi,
e poi andiamo via,
dove abbiamo voglia.
Se arrivi presto
a me fa piacere,
ho già un mucchietto di baci
pronti a strofinarti la faccia,
giuro.
Però fai te,
non voglio metterti fretta,
ci mancherebbe.
Appena arrivi,
si parte,
e ci lasciamo dietro
solo il rumore di vetri rotti
delle nostre risate.
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