Abbuffate

   Niente, io sono Venedikt e qua si parla di cose di cui ci si abbuffa, del fatto che è bello abbuffarsi e vedere cosa succede. Magari ci si abbuffa di una cosa al giorno, una sola, però ne vale la pena.
Abbuffate

 


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settembre 30 2004
 

SUL SICURO

Stasera, al lavoro, due tipi molto simpatici che stanno insieme, dopo un po' che chiacchieravamo, mi hanno chiesto se sono sicuro e io ho detto "No, di cosa devo essere sicuro?", poi c'ho pensato e ho detto "Bé, di alcune cose sono un po' sicuro. Che voglio scrivere, che sono abbastanza simpatico, anche se di certo per alcuni posso essere antipatico, che mi diverto quasi dappertutto e che si metti in un posto m'arrangio". Allora lui ha detto "E' già abbastanza". E allora mi è sembrato di aver detto delle cose che tutto sommato mi bastano a vivere come si deve, anche se poi ogni tanto il mio cervello comincia a girare dentro delle robe sentimentali che lo mandano in panne e si scioglie come il burro. Forse, magari mi sbaglio, ma mi sa di essere proprio un tipo sentimentale, che pensa di essere sicuro solo di tre o quattro cose.


postato da venedikt | 03:20 | commenti (28)



settembre 29 2004
 

 

Che poi, io vorrei solo qualcuno che mi amasse davvero.


postato da venedikt | 04:16 | commenti (19)



settembre 28 2004
 

TRIBOLI E CULETTI DI SALAME

 

Ieri è stata la serata ‘triboli e culetti di salame’, che l’abbiam battezzata così durante la cena dopo che un nostro amico attore ha recitato un pezzo dell’Amleto e invece di tribolazioni la sua traduzione dice triboli; e poi perché fioccavano culetti di salame, dopo che The Witch ci aveva già deliziato con le uova alla salsa tonnata, fatte coi suoi tonni, alici, bresaola al melograno e altre robe buonissime, tutte annaffiate con la Malvasia secca dell’Emilia. E poi c’erano anche Varza camminatore e quella che mi piace.

Ieri sera ci siam riuniti a vedere il concerto di Vasco in tv, una roba, un urto emotivo che mi prende sempre in pieno. Tanto che io e Cofano ci mandavamo messaggi ammirati e un po’ stupiti, a vedere tutta quella gente là, 400000 persone, tutte riunite a cantare robe come “perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. E noi in casa, davanti allo schermo, ogni tanto alzavamo le braccia al cielo, che i concerti di Vasco si ascoltano con le ascelle.

Comunque, il titolo che avevamo dato alla serata si è poi rivelato abbastanza azzeccato, che durante il concerto, quando Vasco ha cantato ‘Stupido Hotel’, quella che mi piace ha capito “farsi la Barbie o uccidere, che differenza fa”, invece di “farsi la barba uccidere”, e non è una brutta variante, un po’ da culetti di salame. E poi The Witch ha cominciato a fare la dj e a mettere musica da triboli, tutta roba da pensare e non aprire più la bocca.

E adesso arriva l’autunno, ci si copre di più, e magari i triboli nella testa aumentano, ma io spero che aumentino anche i culetti di salame, così passa meglio, anche quando la luce va via troppo presto e sbiadisce tutta in un colpo, come quando si prende sonno e il mondo scompare con le palpebre che si chiudono.


postato da venedikt | 15:40 | commenti (6)



settembre 27 2004
 

UN PICCOLO CENTRO CALDO

Mi è venuta voglia di trascrivere uno dei pezzi che amo di più, che ce l'ho anche appeso in camera così ogni tanto lo vedo, stringo gli occhi a fessura oppure li sgrano molto e mi precipito dentro una vertgine micidiale che mi scalda le viscere e mi tiene fisso in un punto di pace e solidità che mi piace. L'ha scritta Dostoevskij, in una lettera al fratello, partendo per la Siberia, che tra l'altro, mentre era là, prigioniero, a un certo punto l'hanno anche portato al patibolo, gli hanno infilato il cappio al collo, lui ormai pensava di essere morto, poi il boia, gli ha sfilato il cappio e ha detto "Dai, scherzavo, vai". Roba da rimanerci secchi lo stesso.

Ecco il pezzo: "La vita è dappertutto, la vita è in noi stessi e non fuori di noi. Accanto a me ci saranno sempre degli esseri umani, ed essere uomo tra gli uomini e restarlo sempre, in nessuna sventura avvilirsi o perdersi d'animo: ecco in che cosa consiste la vita, ecco il suo compito.Ne ho preso coscienza ora. Questa idea è entrata nella mia carne e nel mio sangue".


postato da venedikt | 14:41 | commenti (13)



settembre 25 2004
 

VITA E RITORNI

Allora, nel post di oggi dovrei scrivere così tante cose che non so da dove cominciare, o forse lo so. Sì, lo so: è tornato il mio grande amico Varza. E' stato via per più di un mese, che si è fatto a piedi tutto il cammino fino a Santiago di Compostela. Io, mentre era via, speravo che stesse bene e che tornasse sano di mente. Poi ieri sera, a un certo punto, è entrato nel locale dove lavoro, con la faccia tutta abbronzata e la barba lunga e ero felicissimo di rivederlo e sta benissimo, proprio benissimo. Dopo, quando ho staccato, siamo andati a ballare e ci siamo dati due abbracci strettissimi. Gli voglio molto bene. (C'è un suo ritratto nel post dell'8 luglio, prima che partisse). Io spero che la vita gli cresca come una torta che sta lievitando, ma ancora di più, che diventi grande e pieno.

Poi, ieri sera, è venuta anche quella che mi piace e abbiam parlato e ci siamo baciati e secondo me, ma anche secondo lei, ci vogliamo proprio bene. Anche se siamo un po' due stupidi.

E ancora, oggi ho sentito Cofano al telefono e mi sembra vivo e a sentir parlare del F.O. mi è venuta nostalgia, anche per colpa di Vannifucci che me l'ha ricordato, e a me questi miei amici mi mancano, ma son felice che ci sono nella mia vita. Non so, vorrei scrivere un sacco di cose tutte insieme, anche su The Witch, che ho sentito anche lei, e sul fatto che ieri sera ho passato un'ora con un elmetto da vichingo di stagnola incastonato nella testa, intanto che servivo la gente, ma non c'ho tutto questo spazio. Intanto metto qui queste cose, e poi magari le scrivo meglio. BENTORNATO VARZA.


postato da venedikt | 15:44 | commenti (14)



settembre 24 2004
 

RIPRESA

Dopo avere scritto il post precedente mi è arrivato un messaggio di quella che mi piace in cui diceva che era contenta di avermi rivisto. Erano dieci giorni che non ci vedevamo. E poi in fondo lo sconforto mi è passato, cerco di riprendermi subito. Anche se a vedere certe prepotenze mi sale il sangue alla testa, porca vacca; adesso vado un po' in giro in bici e fischietto e voglio proprio vedere cosa succede, voglio vedere se non mi viene in mente un ritornello sciocco e frivolo che risolleva il mondo alla propria comicità.

E stasera, MOJITO PER TUTTI!!


postato da venedikt | 13:25 | commenti (24)

 

DOPO IL LAVORO

Sono appena tornato a casa dal lavoro e mi frullano un sacco di cose per la testa. Un po' a innescarle son state due cose: per prima, è venuta a trovarmi al locale quella che mi piace e mi è proprio sembrato che quello che è successo fin'ora tra noi, e le cose che le ho detto, e quelle che ho scritto, non la sfiorino granché, e allora mi sembra uno spreco così grosso che è quasi come buattrsi via.

Poi, stasera, a un certo punto è arrivato un carabiniere arrogante che ha convocato in caserma il nostro buttaffuori albanese perché tempo fa ha assistito a una rissa in cui sono stati coinvolti altri carabinieri. E' stato molto arrogante. Nella piazza di fronte al locale dove lavoro io ci sono mandrie di maghrebini che spacciano e minacciano le persone che parcheggiano la macchina e hanno minacciato anche la titolare del locale, ma se chiami carabinieri e polizia la risposta è (giuro) "Portateli nel cortile dietro il locale e picchiateli, poi arriviamo". Però, appena viene coinvolto un carabiniere, si muovono come se fosse la fine del mondo.

Allora a me, sommato tutto, mi è venuto un po' di sconforto. Io non sono un puro e neanche un'anima bella, ma porca miseria, io non ci arrivo a capire il perché di certe cose. A me sembra che lasciar scivolare via le cose o non curarsene sia un peccato terribile, che l'arroganza è sempre dietro l'angolo, così come l'aridità. Non voglio mica fare il moralista, non ci penso neanche, ma io non voglio diventare cinico e neanche dare le cose per scontate. Voglio amare le cose e le persone che mi piacciono fino a morirne, che altrimenti il resto non vale niente. E in fondo il resto non c'è.


postato da venedikt | 02:41 | commenti (15)



settembre 23 2004
 

INDAGINE

 

Indagine viene dal latino e etimologicamente vuol dire cingere di reti un bosco per non far scappare la selvaggina.

Io, mi sa, piazzo un sacco di reti in giro, che voglio capire quanti animali ci sono a spasso per il mondo, me compreso. Cerco di farmi scappare il meno possibile. E a volte mi sembra di aver già vissuto almeno una decine di vite, in questo modo. Magari non è sano, non lo so, ma così mi sembra di essere sveglio.

 

p.s. E' un periodo che mi vien da scrivere due post al giorno.


postato da venedikt | 15:19 | commenti (13)

 

ELENCHINO

Adesso faccio un breve elenco di piccole soddisfazioni da Barman supereroe:

1) In tre mi hanno chiesto di chi era quella canzone che avevo messo. Erano i K's Choice, ne ha parlato anche Cofano.

2) Un tipo mi ha stretto la mano dicendo che la musica nel locale è migliorata "molto, ma molto molto molto".

3) In quattro mi hanno chiesto dove ho comprato la maglietta che stavo indossando.

4) Una decina di persone mi hanno fatto i complimenti per due cocktail che mi sono inventato.

5) La mia titolare mi ha dato 20 euri di mancia perché son stato bravo.

6) Altri complimenti da un gay (la faccenda si fa preoccupante).

7) Un tipo di Modena, dopo che gli ho fatto la famigerata betoniera, ha detto "Grazie, mi hai insegnato a vivere".

8) Mi diverto e son contento di andare al lavoro.

Poi ci penso ancora e magari ne aggiungo altre.

p.s. Relativamente al punto 6: oh, a me fa piacere, ci mancherebbe. Però, porca vacca, sono etero.


postato da venedikt | 12:47 | commenti (13)



settembre 22 2004
 

LA BETONIERA

Bé, l'altra sera è successa questa cosa. Entrano due, lui bassino, un po' tarchiato, ricciolo, lei a sua volta bassina e bionda, si avviccinano al bancone, prendono due sgabelli e si siedono. E lui attacca con "Oh, adesso ti faccio bere una bomba, minchia una roba che ti stende", erano a una delle prime uscite, secondo me, e lui stava cercando di fare colpo. Lei lo guarda e ridacchia un po' emozionata. Lui guarda me e dice "Ci fai due betoniere?". Allora, la betoniera è un chupito di assenzio che si fa mescolando due tipi di assenzio diverso dopo avere dato fuoco a uno dei due. Alla fine, con una cannuccia, si aspira lo spirito dell'alcol evaporato.

Lo preparo, lei dice "No, minchia, ma io non lo bevo, non ce la faccio" e lui "Vai, vai, che è una bomba", poi lo bevono. Fanno la faccia di quelli colpiti duro, ma va tutto bene. Dopo un paio di minuti il tipo si alza dallo sgabello di scatto e vomita. Lei "Oddio, se c'è una cosa che mi fa schifo è questa". Poi allungo a lui un paio di fazzolettini per pulirsi e mi dice "Oh, ma dev'essere qualcosa che ho mangiato, perchè la betoniera non è andata giù".

Secondo me, quella coppia lì, non ha un gran futuro. E poi, cosa fai lo sbragone se non reggi l'alcol? Vabbé, però capita.


postato da venedikt | 16:14 | commenti (12)

 

QUELLE FACCE Lì

Allora, questo l'ho scritto tempo, ma mi sembra che si adatti a certe cose che aleggiano nell'aria.

DIECI TIRANNI

 

Dieci tiranni vi sorridono, pieni di ottimismo. Il primo tiranno ha una zazzera nerissima, che gli attraversa la fronte da destra a sinistra, e la pelle butterata. Gli occhi gli scintillano di una luce colma di speranza.

Ogni tanto, il primo tiranno, apre la bocca e sembra dire qualcosa, allora improvvisamente si sente montare un lungo applauso impastato di grida festose. Gli altri nove tiranni, chi infilandosi le dita nel naso, chi grattandosi una caviglia dopo avere scostato con l’altra mano il bordo del calzino, chi rovistando nelle mutande troppo strette, sorridono beati.

Il secondo tiranno, più basso e tarchiato del primo, comincia ad agitarsi solo quando il primo ha richiuso la bocca e ha ricominciato a sorridere. Il secondo tiranno gesticola moltissimo, mulina le braccia nell’aria, protende la testa in avanti, stringe le mani alla cintura e ogni tanto, di sottecchi, lancia un occhiataccia agli altri tiranni. Quelli che se ne accorgono si arrestano di colpo, estraggono dai pantaloni la mano che vi frugava, si rimettono le scarpe che avevano sfilato un secondo prima per annusare i calzini, tolgono le dita dalle orecchie, e osservano il secondo tiranno che li osserva di sottecchi. Poi il secondo tiranno la butta sul ridere e tutti se ne partono in una gran risata. Allora improvvisamente si sente il fragore di una risata senza numero, come una montagna di bicchieri che frana su se stessa.

Sei tiranni vi sorridono, pieni di ottimismo, ma non prendono mai la parola. Passano il tempo a lucidarsi le mostrine, ad accendere e spegnere un sigaro tutto spolpato, a bagnarsi le labbra con la punta umida della lingua. Uno di questi sei tiranni, il quinto tiranno, porta sempre con sé, nella tasca destra del lungo pastrano, un panino alla mortadella tutto unto, e quando sembra essere sul punto di annoiarsi lo afferra, lo avvicina al naso, fa una faccia disgustata e poi lo ripone di nuovo nella tasca. È il tiranno più giovane, questo quinto tiranno, perciò l’abitudine del panino a volte mette in imbarazzo gli altri nove tiranni. I nove tiranni si accorgono che il quinto tiranno a volte estrae il panino a sproposito, nel momento sbagliato. Poi la buttano sul ridere e passa tutto.

Il settimo tiranno ha i capelli radi e stopposi, la pelle flaccida e indossa sempre un paio di occhiali scuri. Sopra le labbra sottili, si è fatto crescere un paio di baffetti sottilissimi e austeri, che ogni tanto alliscia passandoci sopra due dita. La sua postura è così rigida e impettita che a volte gli altri tiranni si lasciano sfuggire un’espressione perplessa, pensano sia morto. In realtà il settimo tiranno non ha mai pensato davvero alla morte, è un pensiero che non lo sfiora. Il settimo tiranno sorride con ottimismo, allisciandosi i baffi e questo basta a vincere la perplessità degli altri tiranni, anche se il settimo tiranno è vecchio, da tanto tempo vecchissimo. Ogni tanto sale un mormorio sommesso e ampio, e si capisce che stanno osservando proprio lui.

Il decimo tiranno è in borghese: indossa un abito blu molto rassicurante e una cravatta granata, adornata di un brillantino che scintilla mentre si agita, quando incontra la luce. Calza scarpe di vernice, lucidissime, e quando è il suo turno gli altri tiranni voltano la testa verso di lui, tranne il settimo tiranno che non è in grado. Sorride più degli altri e quando prende la parola la butta così bene sul ridere che un paio di tiranni non riescono a trattenere una lunga risata convulsa. Il decimo tiranno parla più a lungo degli altri e si agita pochissimo, somiglia molto a un cabarettista. A volte sembra felice della piega che ha preso il suo discorso, sembra esserne trascinato, allora si sentono salire risate nervose e diseguali, applausi, borbotti, rumore di passi.

Non appena il decimo tiranno conclude il discorso, sopraggiunge alle spalle del gruppo una lunga limousine nera. I tiranni salutano festosi e ottimisti, tranne il settimo che si alliscia semplicemente i baffi, e si avvicinano all’auto. È tutto un rimbombare di grida e fuochi d’artificio e applausi e un tambureggiare incontrollato. I tiranni allora, uno per volta, salgono sulla limousine. La macchina parte lentamente e si allontana. Improvvisamente, tutto intorno, si fa un gran silenzio.


postato da venedikt | 13:54 | commenti (3)



settembre 21 2004
 

SPOSTAMENTI

Eccomi di ritorno. Mi è toccato fare una capatina a Parma per sistemare delle robe, un po' di turbolenze famigliari. Cose nella norma. Solo che mi è venuto da pensare che proprio non capisco, non ci riesco, come mai così tanta gente fa di tutto per star male e far star male gli altri. A me per fortuna non succede tanto, ma perchè c'è gente che impedisce agli altri di vivere tranquillamente? Sembra che soffocare il prossimo sia diventato uno sport nazionale. Non sarebbe meglio provare a godersela? Che tanto le difficoltà ci son lo stesso.

Appena riesco vi racconto un episodio ridocolo che mi è capitato al lavoro, una roba emblematica.


postato da venedikt | 15:29 | commenti (15)



settembre 18 2004
 

SERATA LUNGA

 

Ieri sera, durante la pausa per la cena, mi son seduto su una panchina di piazza Vittorio e ho pensato che piuttosto che pensare a come dovrei vivere, preferisco provarci. Che star lì sempre a valutare quel che sta accadendo prima che accada mi sembra un controsenso. In fondo il senso delle cose si capisce solo dopo averle fatte.

Poi, verso la fine della serata è arrivato un tipo che faceva casino e ha detto “Non sai chi sono io” e io ho detto “Non mi interessa saperlo, è solo che non dovevi fare casino” e lui ha ripetuto “Sì, ma tu non sai chi sono io, io posso far chiudere tutto qua. Sono il figlio di Taldeitali” e io gli ho detto “Non so chi è”, e lui “Sono il figlio del magistrato Taldeitali. Se io accoltello qualcuno, va dentro lui” e io “Era meglio se non me lo dicevi, perché per me è peggio per te, non ci fai una bella figura”. Io non so se ho mai pensato così profondamente che una persona fosse così schifosamente squallida.

Insomma, è stata una serata viva, niente da dire.


postato da venedikt | 15:47 | commenti (30)



settembre 17 2004
 

LE COSE CHE SO

So contare tutti i numeri, ma dopo un po' mi stanco, e poi in fondo non li conosco davvero tutti, perché non li ho mai contati fino in fondo. So come si cucinano i tortelli e i cappelletti, ma non li ho mai fatti. So distinguere il lambrusco dal grignolino. So leggere, ma non mi ricordo tutte le parole che ho letto. So che le balene esistono, ma non le ho mai viste. So la differenza tra i tempi verbali e i diversi pronomi, ma non conosco tutta la grammatica come si deve. So che il flogisto è un gas inesistente, ma non capisco cosa vuol dire. So che l'Australia è grande, ma non ci sono mai stato. So fare il negroni, il moijto, il long island, il bellini, la caipirina e la caipiroska e la caipirissima, e un sacco di altra roba, e spero vengan bene, ma non lo so. So che i miei mi hanno messo al mondo, ma cosa c'è prima e cosa dopo non lo so. So che se vado avanti con questo elenco mi viene una confusione nel cervello che non so se la posso sopportare, o magari sì, è meglio così. Meglio accorgersi che in fondo non si sa mica tanto. Mi sembra.


postato da venedikt | 15:03 | commenti (20)



settembre 16 2004
 

OGGI, PER DIRE

Io, per quel che mi riguarda, oggi ho un sacco voglia di vivere. Mi vien da pensare che ci son dei mucchi di cose pronte a succedere, è meglio se ci sto in mezzo. Occhi, bocche, parole, corpi, strade, robe così. Io, mi sembra, vorrei far diventare tutto una torta da mangiare.


postato da venedikt | 13:28 | commenti (20)



settembre 15 2004
 

PRIMO APPROCCIO

Non ho capito bene se era un tentativo di abbordaggio, ma ieri sera mi sono arrivati i primi complimenti sfacciati da un cliente. Era un uomo. Viene lì, tutto distinto, ben pettinato, vestito nero e camicia scura, prima era in mezzo al locale che ballava con una bionda molto giovane, lui aveva sui 40, viene lì e mi dice "Ma sai che hai un sorriso bellissimo?" e io, guardando verso terra, "Grazie". Insiste "Davvero, ti ho visto poco fa mentre parlavi con quei due ragazzi e hai fatto un sorriso che ti si è illuminata la faccia" e io "Eh, erano simpatici quei due". Ancora "E quanti anni hai?" e io "Trenta" e lui "Ma pensa, te ne avrei dati meno" e io "Strano me ne hanno sempre dati di più". Niente, poi rimaneva lì, mi guardava sorridendo e a un certo punto si è allontanato dicendo "Bé, complimenti".

L'altroieri sera due tipe mi han riconosciuto per strada e han ridacchiato tra loro, ma essere abbordati così da un tipo è strano. Per lo meno perché a me piacciono un sacco le donne. Che poi, piacere mi ha fatto piacere, ma, mmmmmmm, insomma, secondo voi ci stava provando?


postato da venedikt | 12:29 | commenti (26)



settembre 13 2004
 

Allora, intanto che riordino le idee e mi riprendo un po' dai barmanimpegni, metto qua un racconto un po' lungo. Lo metto anche per la mia amica Lucertola, che magari le può essere utile. Se avete voglia, leggetelo.

P.S. Il barmanlocale è CAFE' VENTUNO di p.za Vittorio 21. Fate voi.

LO STAGIONALE

I

In fabbrica facevamo un lavoro così di merda, che quelli che ci lavoravano sempre in fabbrica dicevano “Che lavoro di merda che fate”.

Mi sono presentato davanti ai cancelli dello stabilimento della Star il 21 giugno, con un paio di stivali di gomma bianchi sotto il braccio. Mi avevano detto che gli stivali servivano a non bagnarsi i piedi, e in più avevano la punta rinforzata, contro gli infortuni. Un paio di stivali bianchi, una maglietta blu e i jeans, però l’unica cosa che mi avevano dato loro, quelli della Star, erano gli stivali di gomma bianca.

Per una volta nella vita ero arrivato in orario all’appuntamento, alle otto davanti allo stabilimento e ero sicuro che non mi ero sbagliato, che il mio orologio era giusto, perché sopra al cancello di ingresso, uno di quelli lunghi che di solito si vedono nei film intorno alle carceri, c’era un grosso orologio bianco con i numeri e le lancette nere, sospeso nel vuoto, sopra il cancello. Segnava le otto meno cinque, dunque ero in anticipo.

Quelli che lavoravano in fabbrica sempre, mica come me che facevo lo stagionale, dicevano che il lavoro che facevamo noi non sarebbero riusciti a farlo, “Troppo faticoso” dicevano “sei sempre bagnato e fai una fatica della madonna” dicevano. E te quando te lo dicevano ti sentivi una merda, però con soddisfazione.

Il 21 giugno, alle otto della mattina, davanti al primo ingresso della fabbrica c’era uno spazio di cemento enorme e grigio, tutto pieno di sassolini che erano saltati via dall’asfalto per via dei Tir e dei trattori che andavano avanti e indietro giorno e notte a portare i pomodori, le carote, il basilico, i bidoni di plastica, i bancali di legno, i vasetti di vetro mezzi rotti per il viaggio e altre robe che una volta messe una dentro l’altra diventavano il prodotto finito e venivano vendute in giro per il mondo.

Davanti alla fabbrica c’era il piazzale enorme, che buttava calore per l’afa che c’era nell’aria, e delle altre persone che aspettavano appoggiate al muro con degli stivali di gomma bianca sotto il braccio. Un po’ di neri, più o meno scuri, e un paio di italiani. Avevano la mia stessa aria, la stessa faccia di chi sta aspettando che inizia una cosa che non sa cosa e non sa se ne ha voglia o è lì per errore e magari fa ancora in tempo a andare via. Quelli neri era più difficile capire che aria avevano, da lontano, che i lineamenti, col sole a picco, erano indecifrabili.

Nel piazzale, oltre al piazzale, c’era l’edificio degli uffici, coi mattoni a vista e alla base un giardinetto largo due braccia dove c’erano piantate delle rose che facevano una fatica a venire su che mettevano tristezza e ti veniva voglia di avvicinarti e fargli da sostegno, di diventare il bastone che le aiuta a venire su, che in più come sfondo avevano quel muro di mattoni sbiaditi dal sole e, appena sopra, tre finestre con gli infissi di alluminio tristi come la morte.

In quelle occasioni di solito cerchi una faccia simpatica dove attaccarti, uno che magari c’ha un guizzo negli occhi, un fulmine di pensiero che pensi “Almeno con questo c’andrò d’accordo” pensi, poi ti viene subito il ricordo di tutte le altre volte che l’hai pensato e poi hai scoperto che era un pensiero sbagliato, un inganno, che poi quello lì in verità a conoscerlo era una testa di cazzo senza confini che era bravo solo a fare la faccia di quello simpatico e ti ha tratto in inganno, però io di solito mi fido lo stesso e spesso ci prendo.

Mi ero messo a guardare gli stivali e battevo le nocche delle dita sulla punta per sentire se dentro c’era il ferro. Col caldo l’odore di gomma era forte e dai campi che c’erano lì intorno venivano tanti altri odori, l’erba cattiva bruciata dal sole, i gas di scarico dei camion e dei trattori che andavano e venivano, l’odore della fabbrica che però non sapevo ancora che era lui, un odore pieno di altri odori. Battevo le nocche e da dentro gli stivali veniva un rimbombo prodotto dalla vibrazione della punta, che si vede doveva essere di ferro, e sentivo quel rumore e delle cicale nei campi e il ronzio di un macchinario dentro un capannone e i passi di quegli altri con la faccia uguale alla mia, che ogni tanto si staccavano dal muro dove erano appoggiati per fare un giro in tondo in mezzo al piazzale, per poi ritornare allo stesso punto del muro dove erano appoggiati prima, come se dovevano tornare a prendere la loro ombra, che si erano dimenticati attaccata al muro. Tutti avevamo un foglio bianco e svolazzante in mano.


postato da venedikt | 15:49 | commenti (25)



settembre 11 2004
 

PRIMA NOTTE BARMANICA

Allora, ieri è stata la mia prima serata ufficiale da Barman, il supereroe che svolazza dietro i banconi, preparando intrugli inebrianti per belli e brutti. Non pensavo che andasse così liscia. C'era un casino bestiale, ma ho preparato tutti i cocktail che dovevo, ne ho già imparati un bel po'.

Certo, tutta la gavetta che mi son fatto dall'altra parte del bancone aiuta; mi son scolato così tanta roba, in questi anni, che secondo me è un po' come Spiderman: punto da un ragno, è diventato anche lui uno sputaragnatele. A me mi han punto così tanti cocktail, in passato, che adesso le mie mani li producono con scioltezza. C'è stato uno che addirittura mi ha già eletto a suo barman di fiducia. Era ubriaco, ma insomma, son soddisfazioni.


postato da venedikt | 15:44 | commenti (24)



settembre 9 2004
 

BORBOTTII

 

Son robe che mi borbottano nel cervello.

 

 

ALMENO STASERA

 

Vacci piano con le mani

che quando ti avvicini,

non so, mi viene una roba,

mi viene da volerti un bene,

a te, alle tue gambe, alla tua bocca,

alla tua schiena e alla tua pelle

che riempio tutto di baci

e rimango dentro gli abbracci

che ci diamo così stretti

che poi, insomma,

come faccio a staccarmi

a tornare a casa, porca miseria,

dormi da me, una volta.

Sarò anche strano

ma a me viene così,

prima di averci

mi piace fare il giro del tuo corpo

con la bocca e con la lingua

e, insomma, sarò bizzarro,

ma dormi da me,

almeno stasera.


postato da venedikt | 15:50 | commenti (26)

 

PILLOLA

 

Come dice sempre il mio amico invisibile, “Il mondo è fatto a strati, c’è chi scende e c’è i pirati”.

 

E poi, a me la storia delle due ragazze rapite in Iraq mi commuove moltissimo. Sarà banale, ma l'idea che queste si siano prese su e siano andate a dare una mano in un posto così incasinato, nel pieno di una guerra, mi dà molta speranza. E spero anche che le liberino alla svelta.


postato da venedikt | 12:26 | commenti (6)



settembre 8 2004
 

UN NUOVO SUPEREROE: BARMAN

 

Adesso sono a Torino. Prima mi son fatto le mie vacanze, poi son passato da Parma, la città in cui sono cresciuto, e adesso sono qua. Non son mica triste, per niente, forse mi è anche capitata l’occasione di fare il barman, e non mi pare per niente male.

Mentre scrivo queste righe ascolto David Bowie in cuffia, con una delle due cuffie che spesso mi abbandona e mi tocca lottare con il filo per far arrivare la musica come si deve.

Il fatto è che sono a Torino e sto riorganizzando la mia vita, come sono capace io, cioè adattandomi alle necessità senza pensare troppo, e mi sembra veramente incredibile che è il quarto anno che vivo qua. Se anni fa mi avessero detto “Vivrai per quattro anni a Torino”, avrei risposto “Impossibile, te sei scemo”. Eppure son qui e cerco di adattarmi a questa città di gente che pensa ai fatti propri, e forse mi capita anche di fare il barman.

Come succedono certe cose è proprio strano. Voglio dire, improvvisamente sta per succedere che vado a fare un mestiere che non ho mai fatto, e la mia vita cambierà di sicuro.

Certo, è vero che tutti i miei amici sono un po' allarmati, che mettermi dietro il bancone di un bar, come dice Cofano, è lo stesso che far spacciare un tossico. E' anche vero che mi rimbecillirò di folla, però chissà cosa salterà fuori. Son proprio curioso.

 

P.S. Nella prima versione di questo post, per un errore di battitura, avevo scritto 'Troino', invece di Torino: sarà mica un avvertimento a me diretto?


postato da venedikt | 11:27 | commenti (42)



settembre 6 2004
 

SARA' TEOLOGIA E NON ME NE SONO ACCORTO?

Mi son ritrovato tra le mani questa specie di apologo senza morale, o magari con la morale, insomma, non lo so. Ecco qua.

BEPPE E LA CADUTA

 

Lui lì, dico Beppe, lui stava lì a guardare le cose che cadono.

C’eran delle volte che gli piaceva buttarle per aria direttamente, le cose, altre che passava il tempo in attesa, e se qualcosa cadeva lui rideva di gusto.

Per esempio rideva quando la moglie cadeva, o magari le sfuggiva un bicchiere e cadendo si rompeva per terra.

Beppe ha costruito tutta una teoria complessa, a proposito della caduta, ma anche della vertigine. Per alcuni è una teoria ridicola e sconclusionata; altri ne rimangono affascinati e poi si lasciano volontariamente cadere a terra, come svenuti, da bravi interpreti di una teoria generale.

Secondo la teoria di Beppe, per andare a fondo bisogna abbandonarsi, un po’ come i sassi quando li butti in mare, e spesso lo proclama ad alta voce, dice “Bisogna fare come i sassi, andar giù, porca miseria”.

A lui, molto spesso, quelli convinti della bontà della sua idea, lo invitavano a delle riunioni, ma non gli importava molto, anche se quando ci andava rideva parecchio, visto che tutti cadevano per terra. Alle riunioni erano tutti raccolti attorno a un tavolo, e appena uno alzava la mano per dire qualcosa tutti bum!, si lasciavano andare a terra.

Quando Beppe ha assistito alla nascita dell’unico figlio, ne è rimasto molto colpito. Dice che se l’ostetrica non l’avesse immediatamente afferrato con le mani, subito dopo essere uscito dal ventre di sua moglie, il bambino sarebbe caduto in terra, così com’era, nudo.

Perciò, dice Beppe, la prima esperienza del bambino sarebbe stata la caduta, cosa che invece gli è stata negata, forse ingiustamente, dice lui, anche se applica difficilmente le categorie di giustizia e ingiustizia, perché la caduta è naturale, esiste e basta.

Si è così intestardito sulla faccenda che ha perso anche il lavoro in ufficio. Appena il capoufficio gli allungava una scartoffia da controllare, lui bum!, si lasciava andare a terra e poi diceva “Non ci posso mica far niente, è la nostra natura”.

Un paio di volte la moglie ha avuto la tentazione di lanciarlo dal balcone di casa, un po’ per dargli soddisfazione, un po’ per liberarsi di lui, ma per ora, visto che hanno un figlio ancora piccolo, si è trattenuta. E poi comunque è diventato difficile farlo arrivare fino al balcone, visto che passa tutto il giorno steso per terra, aspettando che qualcosa cada.

Dice che se uno ci crede seriamente, una teoria la deve portare fino in fondo, proprio come fa lui. Alle riunioni, però, non lo invitano più.


postato da venedikt | 20:17 | commenti (14)



settembre 5 2004
 

Con tutto quello che succede, avrei voglia di piegazioni.

P.S. Leggete il post precedente, please, che c'è bisogno di un aiuto frivolo anche da voi.

PIEGHEVOLE

 

A volte le cose

prendono una piega

che ripiegandosi

produce parti

ancora più piccole

della parte piccola

che ripiegandosi

aveva prodotto la piega;

dopo è un pasticcio

poter partorire un pensiero

che ripartendo dalle pieghe

torni la prima cosa,

che prima di appiattirsi

pareva piena.

Però piegando,

sai che piega

prendono le cose;

un po’ ci pensi,

e sai spiegare.

Mi sono piegato?


postato da venedikt | 18:38 | commenti (26)



settembre 4 2004
 

FRITTURA INTERNAZIONALE

Allora, qua ne va della nostra credibiltà internazionale, dateci una mano.

La mia amica Ortolina, che poi è mia sorella, anche se non di sangue, ha discusso col suo tipo per una questione di un'importanza capitale. Lui è scozzese e l'altra sera si è messo ai fornelli per preparare la cena. Come capita spesso, ha deciso di friggere, che in Scozia se gli offri una sigaretta la friggono, forse anche se gli presenti un amico prima gli danno una ripassata in padella nell'olio bollente. Comunque, mia sorella non ne poteva più di roba fritta e ha fatto notare che l'olio crudo è più leggero di quello fritto, e che se invece di friggerle, quelle cipolle che aveva deciso di cucinare, le metteva in insalata e le condiva con un po' d'olio crudo, forse era meglio.

Hanno telefonato alla nutrizionista scozzese, una parente biondina che beve solo Coca light, e lei ha dettoche l'olio fritto o crudo fa lo stesso. Dopodiché Ortolina ha telefonato a me, per avere qualcuno che l'appoggiasse nella diatriba, ma non c'è stato niente da fare, il fidanzato scozzese dice che noi italiani siamo arroganti perché non ammettiamo di avere torto.

Ora, qualcuno di voi ha mai sentito parlare della deliziosa cucina scozzese? Oppure, ci sarà un motivo se gli scozzesi haNno una vita media di dieci anni inferiore alla nostra? Infine, vi sembra normale che a Edimburgo ci sia un posto dove friggono il Mars? Sì, sì, proprio la barretta di cioccolato.

Aiutateci, sottoscrivete anche voi la petizione in difesa dell'olio crudo. E se qualcuno riesce a spiegare perché chimicamente è meglio, lo faccia, per piacere.


postato da venedikt | 14:46 | commenti (49)



settembre 3 2004
 

PENZIERI

 

Questi son giorni che c'è da pensare, riflettere, capire. Non so se fa bene, però.

 

 

DUBBIONI

 

Dubito

che dubitare

tolga i dubbi,

insomma,

è dubbio

che i dubbi

dubitino di se stessi,

a meno che

due dubbi amanti

mettano al mondo

un dubbio così grosso,

un dubbio laterale

e poi lo chiamino

dubbio universale.

Ma ne dubito.


postato da venedikt | 15:09 | commenti (21)



settembre 2 2004
 

ALTRO PEZZO

Appiccico qu un altro racconto, magari vi spazientite, però ci provo. Poi magari per un po' smetto di mettere racconti.

QUELLE COSE RIDICOLE

 

Entro in enoteca, che c’è Vlado che mi aspetta, un mio amico che a volte c’ha dei pensieri nella testa che gli attraversano la fronte e lo lasciano confuso, quasi senza parole. Vlado si chiama Vlado Panizzi e mi ha dato appuntamento in enoteca.

Per entrare in enoteca ci sono due ingressi: puoi entrare dal lato che dà sui portici o dalla porticina più piccola che dà sul borghetto laterale. Non fa differenza. Però, se sei seduto al tavolo, dentro l’enoteca, vedi prima quelli che entrano dal borghetto. A quell’ora, saranno state le sette, entravano soprattutto persone attorno ai venticinque anni, una via di mezzo, e un sacco di belle ragazze e sentivo il loro profumo, l’odore della loro pelle, il profumo dei sorrisi che lasciavano andare nel vuoto. Era difficile non pensare all’amore. C’era una mora con l’apparecchio ai denti e gli occhi scuriscuri che a me era sempre piaciuta molto, anche perché indossava delle gonne a fiori in un tessuto lucido che le si disegnavano i fianchi e ti veniva voglia di afferrarli e poi toccarla dappertutto; poi era arrivata la figlia di uno ricco, un industriale, che aveva sempre un’aria di sufficienza e degli occhi così pieni di dignità che volevo baciarla; e la Lorenza, la morosa di un mio amico, con le caviglie così strette e nervose, delle ginocchia bellissime, il seno tondo e piccolo, fatto apposta per stare dentro una mano simpatica come la mia.

Io ero appena entrato dalla porta che dà sul borghetto laterale, e Vlado era già seduto a un tavolo, proprio al centro dell’enoteca, che c’era tutto quel viavai e tutte quelle ragazze che si accarezzavano distrattamente le braccia e le gambe e facevano dei suoni che avrei voluto catturare e che invece appena arrivavano erano già spariti. Vlado mi ha visto e mi ha detto “Oh, Samuele, sono qua” e io gli ho risposto sorridendo, per fargli capire che l’avevo visto, ma intanto continuavo a guardarmi intorno, a guardare la mora con l’apparecchio e tutto quell’intrecciarsi dei corpi che mi mandava in confusione. Poi mi sono avvicinato al tavolo di Vlado, ho afferrato la spalliera della sedia, ho abbassato lo sguardo per guardare il tavolino e mi sono seduto. “Ciao Vlado” ho detto “scusa per il ritardo”, “Non fa niente” ha detto lui, che aveva la faccia tutta rossa e accaldata e piena di una vita che veniva fuori dal vino e da un altro posto misterioso, o dal calore che c’era in enoteca, forse.

La Lorenza, la morosa del mio amico, si era appena avvicinata a un tavolo dove c’era un gruppo di ragazzi che conoscevo di vista, della gente con dei soldi che aveva la smania di farsi vedere allegra e divertita e benestante, però la Lorenza là spiccava lo stesso. La Lorenza muoveva le mani e si accarezzava i capelli e, anche se non sentivo niente di quello che diceva, che c’era così tanto brusio che le vedevo solo le labbra in movimento, la Lorenza gettava degli squarci di luce là in mezzo da togliere il fiato. Roba da andare là e dirle “Senti, siediti con noi che ne abbiamo bisogno”, che era bella come il sole, tutta un’energia del corpo nervoso, delle caviglie, dei polsi e del collo e degli occhi che non c’era niente da fare.

“Vlado?” avevo detto con aria interrogativa, “Oh” aveva fatto lui, “Ma te ce la fai?” avevo detto ancora, “È dura” aveva detto lui, che si vedeva che aveva capito, che uno dei suoi pensieri gli aveva attraversato la fronte nella stessa direzione dei miei.

Adesso che ero seduto tutti quei rumori mi invadevano in un altro modo, me li sentivo a livello delle orecchie, mi arrivava il fruscio delle gonne e dei jeans stretti e delle borsette che sbattevano contro i fianchi e poi era arrivata anche una ragazza coi capelli rossi che una volta, a una festa in collina, l’avevo baciata, ubriachi, e lei continuava a leccarmi le orecchie e poi il collo, ma io ero così ubriaco che non ero riuscito a farci l’amore, solo toccarle le tette ero riuscito. Si chiamava non mi ricordo più come, un nome tipo Marina o Martina, o qualcosa così. Avevo incrociato il suo sguardo, un saluto imbarazzato da ricordo sbiadito.

“Io Vlado delle volte penso che mi arrendo”, avevo detto, però Vlado non mi ascoltava neanche, che aveva gli occhi incollati sulla faccia della mora con l’apparecchio, che lo so che gli piace anche a lui, allora avevo fatto “Vlado, oh”, e lui si era scosso un attimo, che un certo casino gli era entrato nel cervello di sicuro, anche perché si era già bevuto mezzo litro di vino da solo, c’era il cadavere al centro del tavolo, la caraffa vuota. “Samuele scusami, ma io non so quello che mi succede” aveva detto, e io “Lo so io cosa ti succede, abbi fede” avevo detto, con una sicurezza da far ridere i polli, come se sapevo davvero cosa stava succedendo, come se ero in grado di usare il mio cervello a dovere, in mezzo a quel rimescolamento di sguardi e sorrisi e voci e carne che usciva dallo spazio tra le magliette e i jeans, quella carne morbida delle ragazze che non puoi fare altro che mordere.


postato da venedikt | 12:55 | commenti (44)



settembre 1 2004
 

IL MONDO LIQUIDO

 

Una delle cose più singolari del mondo, secondo me, è il fatto che esiste. D’accordo, uno ci fa l’abitudine, dopo tanti anni che si sveglia e tutto quello che c’era il giorno prima, c’è ancora. Però, il fatto di trovarsi in un posto così strabiliante e faticoso e divertente è proprio singolare.

Per esempio, a me nell’ultimo anno è capitato di incontrare un sacco di gente che prima non conoscevo, e ad alcuni di loro adesso sono molto affezionato. In un certo senso, queste apparizioni nella mia vita, sono una specie di gioco di prestigio; mi hanno materializzato nella vita dei pezzi di realtà che prima non c’erano.

Così, per fare un altro esempio legato al primo, se io cammino per la città, una città che tra l’altro non era neanche la mia, adesso quando passo in certi posti mi salgono subito dei ricordi legati a queste persone che ho conosciuto, perciò quel pezzo di città e di mondo è completamente cambiato. C’è il pezzo di via dove ci fermavamo sempre con quella che mi piace, il parcheggio davanti alla bocciofila dove abbiam giocato a bottiglia, la strada dove abitava la mia ex e adesso ci abita il Varza, il tavolino dove ci siamo ubriacati di assenzio con Mario, e via così. Non sono più posti neutri, ma un po’ come dei pezzi del mio corpo. Forse, il mio corpo è diventato una specie di pezzo di mondo.

Comunque, io trovo proprio che dal mondo escano di continuo delle sorprese, forse perché il mondo è liquido, e un po’ cambia tutti i giorni, sotto i miei occhi, e non ci si può stancare. Tanto che per il momento non mi va tanto l’idea di dover morire, che poi magari, quando non ci sarò più, succederanno cose straordinarie in mia assenza. Dolori compresi.

 

p.s. Chi ha voglia e non l'ha letto e ha pazienza, se legge il racconto qui sotto mi fa piacere, così mi dice cosa ne pensa.


postato da venedikt | 15:38 | commenti (21)