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giugno 29 2004
Allora, MIPASSIILSALEPERFAVORE mi aveva chiesto di scriverle una poesiola, io c'ho provato, non so se va bene. Vebbé, ti piace?
MI PASSI IL SALE
Senti come suonano i cucchiaini
Se li prendi per le orecchie, tintinnano,
mentre le tazze borbottano
con la pancia vuota
e i piattini guardano il soffitto
con l’occhio sgranato.
“Caffè, caffè!”, urlano
tutti eccitati.
Quando arriva lo zucchero
È tutto finito.
Mi passi il sale per favore?
giugno 28 2004
In questi giorni c'ho degli impegni che mi distraggono, non posso fare il giro dei blog amici, ma due cose da appiccicare qua sotto ce le ho e allora le metto.
C’È UN ANIMALE
C’è un animale
che vive dentro i tortelli d’erbetta,
un animaletto all’inizio piccolissimo
che quando entra nei tortelli
è un granello di polvere,
poi pian piano ingrassa,
esce dal tortello,
beve il primo bicchiere di vino che trova
si mangia il tortello
e se ne va in giro per il mondo.
Nessuno
è mai riuscito a catturarlo,
anche se un signore racconta
che ne ha visto uno ubriaco
che ballava il liscio da solo
a una festa di paese.
GANCIO
Lui là sta sui monti
va in giro che sembra un pecorone
guarda il cielo e ci si vorrebbe impiccare
che però non c’ha una corda
abbastanza lunga e resistente,
ha pensato di costruire una scala
e vedere se riesce a piantarci un gancio,
in mezzo al cielo.
Solo che poi quando lui
era in cima alla scala
che armeggiava con una nuvola
per piantare il gancio
è passato Beppe di sotto,
ai piedi della scala,
gliel’ha spostata,
lui è caduto,
è morto così,
col gancio ancora in mano.
UN DETTO
Dico,
per dire poi diciamo,
dicendo come va detto,
da dire, diciamocela,
detto detto,
direi di no.
giugno 27 2004

A me lei mi piace un sacco, mi fa frullare il cervello, il naso, le mani, la bocca e via così. E è capitato tutto e non me ne sono neanche accorto, che stava capitando.
giugno 26 2004
Secondo me, le idee sono come gli starnuti, vengono all'improvviso e appena arrivano ti raccogli dentro al tuo corpo come se ti avessero tirato un pugno. Poi ti apri.
giugno 25 2004
Allora, questa è la prima storia che ho scritto, a sette anni. L'ho ricopiata pari pari, punteggiatura compresa, che non c'è.
birbone pinchione
FANTASIA
SCRITTO DA
Venedikt
30 luglio 1981
giovedì san Leopoldo
C’era una volta una città di funghi parlanti e tristi perché erano appassiti e brutti e senza colore ma un giorno arrivò un imbianchino e li imbiancò tutti e tutto di bianco di blu e anche di giallo scurissimo e rossissimo con un pennello stranissimo questo imbianchino si chiama birbone pinchione come il mio di nome ma i funghi cosa staranno facendo. il capo dei funghi cioè sin lu tu sta facendo la legna per sua moglie e figli e figlie insomma per tutta la famiglia come le stelle nello spazio ma torniamo ai nostri amici funghi a dimenticavo. non vi ho detto il nome del capo dei funghi il suo nome è indovinate un po’ si chiama abutu sin lu tu un nome strano vero amici miei anzi stranissimo come il sole d’estate che sta spuntando fuori dalle nuvole a dimenticavo che quando il sole spunta dalle nuvole si spegne immediatamente.
La legna di casa serviva per costruire delle case preziosissime a non son fatte solo di legno sono fatte anche di cristallo puro anzi purissimo come l’oro splendentissimo e anche ricchissimo di colore. quei funghi lucidi lucidi anzi splendidi splendidi come il sole con la pioggia e le nuvole che brillano in cielo e aveva una tecnica favolosissima e meravigliosa come un pittore come picasso. e i funghini e funghi tutti colorati nella foresta ciclamino i funghi tutti e tutto coloratissimo e molto raffinatissimo come un francese e uno spagnolo e parigino.
Ma intanto voi chiederete cosa sta facendo birbone pinchione? Birbone pinchione sta facendo una foresta con tutti i colori del mondo anche dei colori inventati ci sono. Intanto i funghi stavano saltando di gioia perché erano tanto colorati di blu rosso e tutti gli altri. Quando birbone pinchione ebbe finito di colorare la foresta salutò i funghi e partì per l’west. Quando fu arrivato nel west cominciò a dipingere i cavalli le prigioni e anche gli uomini. Poi dal’west andò in fondo al mare per cercare atlante e la trovò ma era tutta distrutta. Allora decise di andare nel west. Nel west dipinse tutti i cavalli di rosa e verde allora tutti i padroni protestavano.
Tutti i cow-boy protestavano perché loro i cavalli li volevano marroni come sempre, e non di quei colori così stravaganti. Ma birbone pinchione non abbandonò la speranza e continuò a combattere tutto quel grigiore con i suoi pennelli e i suoi colori.
giugno 24 2004
 Per i meno colti, insomma, IMBARIEGH in dialetto parmigiano vuol dire ubriaco. Che col vino arrivano le onde.
giugno 23 2004
Era una di quelle sere che poi escono fuori delle paroline che si abbracciano le une alle altre e ti vien da ridere e non smetti più.
IO E LEI
Torno a casa e penso
a come mi è piaciuto
passare una notte
a immaginare D’Annunzio
in un orto botanico
che dà da mangiare le mosche
con le pinzette a una pianta carnivora
e poi dopo nella sua camera
mangia una torta alle formiche
e beve vino bianco strano
da una bottiglia lunga lunga.
A com’è divertente
immaginare il raviologo
che fa i faggi e coltiva l’orto
e uccide uno per sbaglio con una vangata
e lo seppellisce sotto il basilico
vicino al pozzo
e ha un amico veterinario
che gioca a carte per soldi e beve.
Parlare del matto con cui lavoravo
che cantava “E com’è bello
andare in giro
con le mani sotto i piedi”.
E poi desiderare
di essere impiccati senza morire,
con le vertebre e i muscoli
che si tirano e godi.
E alla fine,
baciandosi in macchina
come le lumache
dire “Sto così bene
che mi ero dimenticato
che eravamo noi”.
giugno 22 2004
Ho pensato che in onore di questi europei da sclerotici andavan bene un po' di ricordi sul mio calcio personale.
Mi ricordo che da bambino il calcio non mi piaceva, preferivo il tennis
Mi ricordo che poi, ai mondiali dell’82, ho visto Arconada, il portiere della Spagna e il nome, un arco teso nell’aria, mi piaceva così tanto che ho deciso di giocare in porta
Mi ricordo che la prima volta che ho giocato in porta ho preso sei gol, poi il fidanzato di mia mamma mi ha detto “Tranquillo, anche Yashin nella sua prima partita prese sei gol”, e io c’ho creduto
Mi ricordo le magliette di lana, strette strette, che pungevano la pelle
Mi ricordo quando a San Siro ho visto Zico staccarsi da terra altissimo e fare gol in rovesciata, contro il Milan. E io tenevo per il Milan.
Mi ricordo Ataru Moroboshi e il suo gol a uovo rotto.
Mi ricordo Barbuti del Parma che si attaccava come un matto alla rete di cinta quando faceva gol.
Mi ricordo Parma-Legnano insieme a mio nonno.
Mi ricordo cert campetti di provincia così secchi che dovevano farti passare la voglia di giocare e invece non ti passava.
Mi ricordo che parare un rigore o una punizione all’incrocio dei pali è una figata senza senso.
Mi ricordo Jean-Marie Pfaff, il portiere del Belgio, che quando si allungava con la sua maglietta gialla sembrava un angelo
Mi ricordo il gol di Van basten contro il Real Madrid, in tuffo di testa. A me mi si sarebbe svitato il collo.
Mi ricordo gli anziani che guardavano le partite ai bordi del campo, con la bici appoggiata sulla rete, proprio di fianco a loro.
Mi ricordo che avrò incontrato al massimo cinque arbitri simpatici.
Mi ricordo quando per allenarci ci avevano portati a correre in un pioppeto e si sprofondava nella terra frolla e ho pensato “Chi cazzo me l’ha fatto fare”.
Mi ricordo i magazzinieri del Brescello, tutti anziani, che d’inverno, tra il rpimo e il secondo tempo, bevevano il vin brulé, ma a ma non lo davano.
Mi ricordo delle cene di squadra memorabili, che finivano che ci lanciavamo i pezzi pane, ormai ubriachi.
Mi ricordo quando ho vinto la mia prima coppa miglior portiere e non ci potevo credere.
Mi ricordo il primo centravanti che ha provato a sputarmi.
Mi ricordo Maddaluno, un terzino sinistro velocissimo e sorridente, che è morto a diciassette anni.
Mi ricordo l’odore fortissimo d’erba e l’odore di spogliatoio umido, alla fine delle partite nei tornei estivi.
Mi ricordo che ho rotto il campanello del mio palazzo quando abbiamo perso in semifinale con l’Argentina a Italia ‘90
Mi ricordo quando ho deciso di smettere
Mi ricordo una partita in cui era impossibile farmi gol e l’attaccante dell’altra squadra mi ha mandato affanculo.
Mi ricordo quando esistevano ancora i pali quadrati.
Mi ricordo che giocare sotto la pioggia, sporcandosi tutti di fango, era una gioia della vita
Mi ricordo che giocare sulla neve era come stare in paradiso
Mi ricordo che la porta mi è sempre sembrata enorme, vista da dentro
Mi ricordo tutta la gente che ho conosciuto giocando a calcio, le risate che mi sono fatto, le tristezze che mi son venute e mi sembra incredibile, proprio incredibile che non ho fatto un milione di foto per non lasciar scappare tutto.
giugno 21 2004
Alora, in linea con una tortellata belissima, mi vien da scrivere una cosa più seria, ma magari no, e un'altra meno seria, ma magari mi sbaglio. C'è che mi sto divertendo e la mia vita mi sta scivolando via così bene che sembra quella di un altro.
LO ZUCCHERO VELATO
Sai cos’è, forse,
è che più capisci
che sei inutile
e meglio va.
Diventi leggero
come una spruzzata
di zucchero velato
sulla torta alla ricotta.
STORIELLA IMMORALE
Disse il padrone all’asino
“Se non ti muovi,
ti prendo a scudisciate nel culo”.
Disse l’asino al padrone
“No, ma pensi di essere furbo?”
giugno 20 2004
Entrare subito in confidenza, secondo me, è un miscuglio vitalissimo. E’ una cosa difficile, che non viene sempre facile, perché bisogna smutandarsi e mettersi subito un po’ spogli, mezzi nudi, fare subito i conti col fatto che in fondo non abbiamo tutto il valore che certe volte crediamo di avere.
Con certi bambini capita facilmente, mica con tutti, che anche loro c’hanno le loro belle meschinità, ma con alcuni ti metti subito a giocare, e il gioco è una cosa inutile che serve solo a ridere o a arrabbiarsi un po’, ma in quel modo sottile sottile che passa subito, come uno starnuto, con quell’effetto di pizzicorino che viene prima di esplodere.
Secondo me è bello, entrare in confidenza senza conoscersi, perché butti lì delle cose che non sai di te e neanche dell’altro, e alla fine è come andare in missione in un continente sconosciuto, che poi magari capisci meglio chi sei, e cioè non ci capisci niente.
E poi ieri sera ho mangiato bene, e allora ecco qui.
LE COSE STORTE
Lambrusco e tortelli,
tortusco e lambrelli,
bevi e mangi dritto,
oppure mavi e bengi storto,
è sempre lo stesso piacere.
giugno 19 2004
Che a sragionare sulle stagioni, saltan fuori delle sorprese, dei misteri caldi e saldi, oppure tiepidi.
LE STAGIONI
I cazzotti si usano d'inferno,
i postumi in afosto,
in primavera le minigotte
e d'antuzzo le Gianne pesanti.
Son le sragioni.
allora, ecco un'altra poesia ritrovata. quell'altra era un falso, dico SOLDATI.
ORMONI
Io sto come un unno
negli angoli le voglie
giugno 18 2004
 Oggi sono l'uccellino
giugno 16 2004
 Più lontano
giugno 15 2004
 Lei
giugno 14 2004
Alora, adesso io continuo nella mia operetta e butto lì due poesiole e poi sie vede.
VIVEUR
Mettiamola così,
ogni tanto
mi si consumano le parole.
Le scarpe ai piedi del letto
Stan lì per conto loro,
sembra proprio che i miei piedi
non c’entrino niente
e neanche il resto del corpo.
Il libro abbandonato sulla coperta,
ancora da finire,
chiede un po’ di comprensione.
Le parole scappano via,
anche se vorrei, mi piacerebbe un sacco,
far diventare
le mie vecchie scarpe sfondate
un paio di lucidi mocassini da viveur.
CHE MI PIACE
È stata la giornata
più bella del mondo, per me,
almeno per un giorno.
La pasta al pomodoro,
la salsiccia e la catalogna,
il vino bianco e quattro grappe
e poi, col caldo che faceva,
io e lei a dire delle belle parole,
a ridere e a bagnarci
con l’acqua minerale.
Ha detto
“È bella come un pazzo
questa giornata”,
quando stavamo per salire in macchina,
“Guido io?”, ho chiesto,
“Sì sì, io non ce la faccio” ha detto,
“sono un disgraziato”.
A me, una che parla al maschile,
“sono un disgraziato”,
non capisco più niente.
“E io oggi
sono proprio contenta”
avrei voluto dirle.
Facciamo una confusione
che perdo la testa.
BEPPE E LE MUTANDE
Una volta,
sarà stato il ’91,
la signora Clelia,
la prima moglie di Beppe,
mentre stavano cenando
gli ha detto,
“Ve’ Beppe
o ti cambi le mutande
o io torno da mia mamma”.
Allora Beppe
è andato in bagno,
è tornato con le mutande in mano,
le ha allungate a Clelia
e ha detto
“Che sia l’ultima volta
che mi chiedi una roba del genere.
Ce le avevo addosso dal ’74,
c’ero molto affezionato”.
Poi si è alzato
e è uscito
Sbattendo la porta di casa.
giugno 13 2004
Io mi sento quasi stupido a dir certe cose alle cinque di notte, ma io la mia vita più bella di così non me la immaginavo. L e cose che son dei casini van bene lo stesso, davvero. Ho appena fatto un bagno in piscina e adesso c’è un temporale e mi sembra una meraviglia, una cosa che mi sembra che la vita val la pena di essere vissuta, il resto non conta niente. Ho i jeans bagnati di pioggia e i piedi fradici, ma mi sembra che non c'è niente che mi possa uccidere, per ora. E se mi uccide, va bene lo stesso.
giugno 12 2004
Io oggi sono contento che vado a votare, perchè c'è della gente che è morta per dare a me, che sono un cazzone come tutti, la possibilità di mettere una crocetta su un pezzo di carta e dire che cosa preferisco. Io, quando ci penso, mi viene un po' di tenerezza e di riconoscenza per quelli là che ci credevano così tanto da rischiare la vita. Se non vado a votare mi sento proprio stupido, come uno a cui hanno voluto bene e fa finta che tutti lo odiano. Adesso vado e voto e poi mi faccio un piccolo sorriso interiore.
giugno 11 2004
 Onda su onda
giugno 10 2004
 Non so bene perchè mi è venuto così.
giugno 9 2004
Io mi ricordo che da bambino, una sera che ero con mio padre vicino a Firenze, a casa di suoi amici, mi ricordo che ho passato tutta la sera a fare il deficiente e a inventarmi canzoni sugli streptococchi e gli stafilococchi. C’avevo più o meno otto anni.
La canzone faceva “E gli streptococchi, ohoh, e gli stafilococchi ohoh..” e poi dell’altro. Sulla musica di “Ed ogni mattina, ohoh, e ogni Sera ohoh”. Avevo appena avuto la tonsillite.
Ridevano tutti un sacco, almeno quindici adulti. Non so perché mi è venuto in mente, ma mi sembra una specie di vertice della mia vita.
Allora provo a recuperare.
STUPIDO
E poi ci son quelle notti
che mi nascondo
nella mia unghia di buio
a ascoltare canzoncine malinconiche
e mi sembra di essere
una virgola perplessa.
Penso a come è faticoso
pensare sempre le stesse cose
e anche un po’ stupido,
allora mi rannicchio un po’ di più,
chiudo gli occhi
e faccio finta che non so niente.
BEPPE DICE
Beppe di Roteglia
ogni tanto entra al bar,
si guarda intorno,
un po’ di gente lo fissa,
si ferma
e poi dice con la faccia seria
“Sai cosa c’è?
Che c’è un sacco di gente
che non c’ha niente da dire
ma lo dice lo stesso”.
Poi va via.
giugno 8 2004
 E' il secondo post del giorno, ma questo l'avevo promesso a Cla.
Oggi, ma oggi, proprio non so. Sono confuso per via di una specie di tempesta un po' sentimentale, che poi magari ve la descrivo, io non riesco a capire. Per il momento metto qua due cose che ho scritto, così.
MA E' VERO
Ieri sera,
ero a casa di amici,
appoggiato a un mobile
in cucina,
entrava un’arietta freschissima
dal giardino;
mi stavo bevendo
un dito di cognac,
ho chinato la testa
e mi è venuto un fiotto di tempo
nel cervello,
ho rivisto i miei a vent’anni
che giocavano a poker con gli amici,
le canzoni di Lou Reed e Meat Loaf,
le bottiglie di Porto lasciate sul tavolo,
le feste dell’Unità,
ho detto
“È che io da bambino
quando pensavo a me a trent’anni
volevo essere così
come sono adesso”.
Ho alzato la testa,
i miei amici ridevano,
allora ho riso anch’io.
Volevo davvero essere così,
non lo dico per dire.
IL CAPPELLO DI BEPPE
Beppe di Roteglia
C’ha in testa un cappello storto
Da baro di paese.
Quando è nato,
sua mamma Lina
l’ha buttato nell’acqua fredda
perché piangeva troppo.
Allora lui, appena uscito dall’acqua,
si è messo il primo cappello che ha trovato
e non se l’è più tolto.
Cresce con lui,
mano a mano che Beppe invecchia.
A Vetto,
c’è gente che non ci crede.
giugno 7 2004
Lo confesso, Petrarca qua sotto è falso. E' colpa mia.
Allora, intanto ho fatto una scoperta sensazionale, che il Petrarca prima di scrivere CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE, ne aveva fatto una versione diversa, l'ho trovata a una fiera, eccola qua. Adesso penserete che l'ho scritta io, però, insomma, eccola.
Chiavi, tresche e polpi d’acqua,
frittelle e selle d’ombra,
rose altere che sanno di colonna;
noi cianciam, facciam quaqua
(anche se poi non sembra)
e parliam spesso in faccia’lla madonna,
discinta e senza gonna;
puledra sale l’anelito osceno,
nervo sacro e ameno,
le belle signorine han gli occhi a esse
e vedon cose estreme,
se tutte profumate e tutte insieme.
Poi dopo ci metto una cosa che ho scritto io in un momento che la testa mi faceva le curve.
DIN DIN
Noi qui
siamo fatti così,
voi là
chi lo sa,
va be’,
sai cos’è?
Voi lì
non so com’è,
ma noi qui,
secondo me,
altro che voi lì.
giugno 6 2004
Oggi ho degli svarioni nel cervello, ma mi sa che è colpa di otto bottiglie di vino bianco in quattro, della presenza di schifoscimmia e del caldo. Ma non solo. Sono andato in giro per il mio quartiere, pieno di facce indiane, peruviane, maghrebine, slave e via così, ho pensato, sciabattando sbilenco per la strada, ho pensato che mi piace un bel po'. Che mi sta sbocciando o sbucciando qualcosa nella vita, quelle cose piccole che non si sa da dove vengono e dove vanno a sbattere, poi. Mi sembra un po' un nido caldo e incasinato.
Comunque, nel libro che sto leggendo, nel risvolto di copertina c'è scritta una cosa che mi rimbalza anche a me e allora la scrivo.
"Chi sia d'animo e cuore sereno e propenso al riso immotivato, può leggere questo libretto e cavarne diverse soddisfazioni. Altrimenti, ai temperamenti malevoli, a chi pretende sempre e comunque un grave significato, si consiglia di passar oltre".
A me il riso immotivato mi piace proprio.
giugno 5 2004
 Mentre lasignorina disegnava la sua balena cosmica, io facevo la mia.
Ah, dimenticavo. Nel caso, per capire di cosa si tratta, bisogna leggere il post dell'altro ieri.
E poi ne butto lì una che mi è venuta pensando alla balena cosmica, forse.
IL MISTERO DELLA CREAZIONE
Spuntai.
giugno 4 2004
Io facevo il portiere, e questa è un po' l'anarchia di quand'ero bambino, che poi non è che mi sia passata del tutto.
giugno 3 2004
Adesso non è che posso star qui a spiegare la mia cosmologia, però i pianeti sono il plancton e l'universo il mare. Si spiegano un sacco di cose, così.
LA BALENA COSMICA
Stasera
la balena che si mangia i pianeti
aveva deciso che era meglio
sputarci
dal suo sfiatatoio.
Lei è furba,
ci sputa di notte
e la luna piena
è il suo sfiatatoio,
visto dal di dentro.
È furba
perché se ci sputa di notte
appena ci ha sputati
non riusciamo dalla terra
a vederle il dorso,
col buio che c’è,
e allora può allontanarsi
tranquilla.
Stasera
la balena cosmica ci ha sputati,
è stata una serata così bella,
domani magari riuscirò a respirare.
giugno 2 2004
Ci son delle volte che penso di essere anarchico, delle altre che mi sento più posato e riposato, delle altre che penso che vorrei consumare la mia vita facendone di tutti i colori e poi vedere cosa succede dopo, quando esplode. Delle volte i pensieri mi volano via alla velocità della luce, penso penso penso penso. Di sicuro so che stare chiuso in casa non mi piace proprio, che secondo me il mondo è un bel posto incasinato e pieno di sofferenze, ma contemporaneamente c'è sempre qualcuno che ride; il mondo è un posto dove sono contento di vivere. Delle volte mi fermo e cerco di vedere le cose, ma per davvero, mica come succede di solito che guardi distratto, ti scivola via tutto e poi è come non aver visto niente. Mi voglio tenere stretto questo pugnetto, mazzetto, fascetto di cose banali e rilassarmi. Che se uno si rilassa, il mondo poi inizia a collaborare, secondo me.
giugno 1 2004
Se Splinder me lo concede ve lo dico.
Dunque ieri sera ero con dei miei amici e delle mie amiche e abbiamo inventato un nuovo gioco, si chiama LENZUOLA PULITE. Funziona così: se uno quel giorno lì ha cambiato le lenzuola, gli altri vanno a dormire nel suo letto. Secondo me è bello.
Poi dopo sono andato a letto tardissimo e mi son venute queste due.
POI È ANDATA VIA
Ieri notte
ho detto a quella che mi piace,
ci siamo baciati per un po’,
lei è fidanzata,
che secondo me siamo innamorati.
Le ho detto “Cerca di capire,
non è una roba troppo seria,
di quelle da mistici
che poi non capisci più niente,
è come i tortelli e le tagliatelle col ragù.
A me le tagliatelle col ragù piacciono,
ma i tortelli io li amo,
quando li mangio godo.
Se mi sposo coi tortelli
dicono che sono matto,
ma a me mi piaci come i tortelli”.
Lei ha riso e ha detto
“È bellissima
questa cosa dei tortelli,
mi piace proprio”, e ha riso ancora.
Poi è andata a casa con la sua Panda rossa,
ci siamo mandati due messaggi sui tortelli
e ho pensato
“In fondo mi piace proprio,
non è facile parlare di tortelli con tutte”.
Niente, mi piace,
ma lei non lo capisce davvero.
Non so cosa fare, mi sa.
I MIEI NONNI
Mio nonno Nello
e mio nonno Luigi
stanno nella mia faccia.
Sono morti tutti e due
ma ci ho pensato
perché vado in giro con le giacche
di mio nonno Nello
e con mio nonno Luigi
ci giocavo sempre a briscola.
Mi son guardato allo specchio,
nell’ascensore del palazzo,
alle quattro di notte,
ho sorriso contento,
e ho pensato
“Vi somiglio proprio”.
Poi sono andato a letto
e mi piaceva.
Mi sembrava che avesse un senso.
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