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maggio 18 2006
Ecco, io volevo chiudere questo blog scrivendo “Questo blog chiude per esaurimento risorse”. Poi, alle quattro di notte, mentre ascoltavo Nick Drake, tutto avvolto in una musica molto malinconica ma piena di una voce che evoca una vita sterminata, ho pensato che non bastava, che non potevo finire così, sarebbe stato poco onesto. Va bene essere concisi, che quelli che la tirano per le lunghe non mi piacciono mai molto, ma essere così avari mi sembrava solo frettoloso, e anche un po’ stitico, senza pensamento. Allora mi sono messo a scrivere queste righe, una specie di lettera d’addio, continuando ad ascoltare Nick Drake.
Un po’ di tempo fa ho aperto questo blog, avevo voglia di scriverci delle cose che non sapevo dove mettere; era un momento della mia vita in cui volevo fare esplodere un filone della mia immaginazione che mi sembrava palpitare sotto la pelle dei miei pensieri senza mai dilagare. Poi ho fatto dei disegni, per lo più di notte, non sapevo dove mettere neanche quelli, e li ho messi nel blog. Era un periodo di fervore senza bersaglio; perciò, essendo senza bersaglio, ne ho cercato uno a caso, in giro per il mondo, cioè nella rete. Che ‘rete’, in fondo è un bel nome per questa cosa che è internet, perché come quella dei ragni cattura gli insetti e le cose che passano nell’aria, magari i grumi di polvere, e il ragno, l’artefice della trama, se ne ciba oppure li schifa, ma comunque restano impigliati. Però li cattura a caso, anche se per affinità, che in fondo le ragnatele son sottili come il vento e catturano solo cose che volano; i lombrichi o le tartarughe, per esempio, in una ragnatela non rimarranno mai impigliati.
Da un po’ di tempo mi sembra che non ho voglia di farmi catturare a caso, o meglio alla rinfusa; non ho voglia di sparpagliarmi in una rete. Mi è venuta voglia di trovare un bersaglio, e mi sembra che un bersaglio uno lo trova ritagliandosi un pezzo di pace, tipo un foglio di carta, o lo schermo di un computer, che è solo suo, almeno per un po’, giusto il tempo che dura la scrittura, però senza l’urgenza di scrivere subito per qualcuno che lo leggerà, che è quello che succede in un blog, o che almeno è successo a me.
Insomma, quando ho aperto questo blog avevo bisogno che qualcuno mi ascoltasse subito, che qualcuno mi rispondesse; adesso non ne ho più bisogno. Adesso preferisco che le cose vadano via più lente, per conto loro; mi viene voglia di pensare che il bersaglio sono io, e poi, quando è il caso, di spostare il bersaglio nel mondo, perché nel mondo si vive, e di far leggere le cose agli altri usando un po’ di pazienza, senza smanie. Come mi sembra aver fatto Nick Drake, che aveva una misura della musica e della voce che dura ancora, anche se lui poi si è ucciso, troppo in fretta. Io amo stare al mondo, e allora uccido solo questo blog, cioè mi son stancato di lui, perché lo scriveva uno che non sono più esattamente io. E allora quello là, quello che si chiamava Venedikt, è meglio se non c’è più, almeno per me. Perciò, vi auguro di star bene e vi ringrazio per tutte le volte che mi avete risposto subito e anche per quelle in cui non mi avete risposto. Comunque, state bene.
maggio 4 2006
Ieri ero in coda dal fruttivendolo, cioè dai fruttiveNdoli, perché il negozio è gestito da una coppia di cinquantenni. Mentre ero lì che aspettavo, a un certo punto una tizia davanti a me, giacchetta bianca, jeans attilllati su cosce enormi, nel mezzo di un discorso che stava facendo con la fruttivendola, dice "Ma quello lì è gay?", riferendosi a chissà chi. La fruttivendola, con una voce cavernosa e un tipico accento impastato di un qualche dialetto meridionale e di di torinese, dice "Macché gay, adesso che c'è il governo Prodi non si dice più così, si dice pi, pa, pu" e mentre cercava di azzeccare almeno la prima sillaba ha alzato gli occhi al soffitto per trovare ispirazione, poi ha detto "PACS, adesso si chiamano pacs, se li chiami gay si offendono". La tizia col giubbino bianco ha detto "Ah, sì? Non lo sapevo". Allora ho pensato che non c'è speranza; a quelle due lì, adesso, come glielo spieghi cosa sono davvero i Pacs?
aprile 20 2006
Ecco, ho scoperto un vecchio proverbio parmigiano che si attaglia perfettamente al nostro amato Silvio, come un vestito fatto su misura. Il proverbio, a proposito di una persona potente e che getisce il potere con malcelata arroganza, dice che "può pisciare a letto e al mattino dire che ha sudato molto". Visto che Silvio dice spesso cose terrificanti, che il giorno dopo smentisce, e che quello successivo ribadisce attenuandole, somiglia proprio a uno che pisci nel letto, si rigiri anche un po' tra le lenzuola bagnate, e al risveglio dica "Dio, che sudata!". Rimane comunque un sinistro odorino acido nell'aria.
aprile 6 2006
Non ce la faccio più, proprio più. Mi viene persino l'ansia, vorrei votare domattina alle cinque. Sono stanco di un presidente del consiglio che ce l'ha con tutti, che non lo lasciano lavorare come non hanno lasciato lavorare Mussolini, che i magistrati ce l'hanno con lui e solo con lui, che dà del coglione a chi non vota per lui, che fa finta che va tutto bene e che non ha governato per cinque anni, che tutto il mondo ci prende per il culo a ogni cazzata che dice, che è convinto che i comunisti italiani siano pericolosi, come se in Emilia e Toscana per esempio ci fossero i gulag, che fa battutacce e non ha nessun senso della legalità e non parla mai di mafia perché non gli fa comodo, che ride sempre ma è tirato e rigido e pronto a esplodere, che gesticola come un tricheco prepotente, che dice tutto e il contrario di tutto. Basta, per piacere, basta.
marzo 30 2006
Poi dopo, sarà con la luce del sole che dilaga, dopo mi viene improvvisamente voglia di ridere, e di ridere anche per niente. Sarà per le facce arrossate delle ragazze, che sembrano appena aver fatto l'amore, o per l'aria tiepida, o per un senso di pace immotivato. però, così, mi viene voglia di ridere, con tutto il corpo.
marzo 20 2006
Ecco, poi ci sono dei periodi, che tornano come dei cicli, in cui il cervello mi si blocca e perdo l'autoironia. E mi sembra che dipenda dal fatto che devo ritrovare un modo di guardare il mondo amandolo di più, comprese le persone. Che poi divento serio e burbero, se no, e spaccaballe. E ho bisogno di perdere tempo, e lavorare meno, e inventarmi il mondo a parole, come quando sono molto felice e vaneggio coi miei amici, come quando gioco a inventare i pesci con mio cugino di quattro anni: il pescescotch che è amico del pesce carta, e il pescemartello che è amico del pescechiodo e così via. Devo reinventarmi il mondo
marzo 16 2006
Poi, per ragioni di ordine pubblico, sono arrivati poliziotti e carabinieri da tutta Italia. In piazza Vittorio, c'erano e ci sono una quindicina di giovani spacciatori che quando si azzuffano, o magari gli viene uno scatto d'ira, spaccano uno specchietto, un parabrezza, un cofano, oppure si mettono a camminare sopra le macchine. Ogni tanto si minacciano con delle bottiglie rotte.
Ecco, durante le Olimpiadi, c'erano dei poliziotti di Roma che quando vedevano 'sti ragazzini nascosti tra le macchine a spacciare, li inseguivano. I ragazzini non ci sono abiutuati. Di solito arriva la polizia, loro vedono che sta arrivando e scappano, ma nessuno li rincorre. Quelli di Roma li rincorrevano. A un mio amico, uno di loro l'ha pure confessato, ha detto "Oh, ma quasti ci rincorrono".
Una sera, ho ubriacato un po' di quei poliziotti, che smontavano dal turno e volevano divertirsi un po'. Finite le olimpiadi, gli spacciatori ci sono ancora.
marzo 6 2006
Ecco, ero in casa, verso le tre, e stavo per uscire, dovevao andare in palestra, che mi sono anche iscritto in palestra, così posso mangiare e bere di più. Sono uscito, ho sceso le scale, mi sono affacciato in piazza Vittorio e c'era una gran ressa. Ho chiesto, a uno che era lì, "Cosa sta succedendo", lui si è girato con degli occhi scintillanti che a Torino non si vedono spesso e ha detto "Sta per passare la fiaccola olimpica". Così son rimasto in piazza e ho aspettato la fiaccola, insieme a sciami di gente che, tutta sorridente, si accumulava come la sabbia dentro una clessidra.
Quando la fiaccola è arrivata, non so perché, mi è sembrato che l'aria si aprisse, forse per la gioia infantile e i gesti facili di tutti, una specie di gioia da asilo. Ho respirato più profondo e ho pensato "Lé, cominciano le olimpiadi". E sono cominciate.
marzo 1 2006
Ecco, Torino durante le olimpiadi è stata una meraviglia e io sono a pezzi. Ho abbeverato migliaia di persone, specie nelle due notti bianche. Alcune volte, durante le olimpiadi, mi è capitato di andare in giro per la strada e di commuovermi fino alle lacrime per lo spettacolo che era tutta la gente per strada, tutto il mondo in giro e sorridente. Da oggi, per un po', mi metto a scrivere di cosa ho visto in queste due settimane di caos meraviglioso.
febbraio 3 2006
Torino, te vai in giro per strada, mancano pochi giorni all'inizio delle olimpiadi, ti sembra che i torinesi non si sono ancora accorti di cosa sta per capitare. Loro, i torinesi, invece, se possono si lamentano o scappano: affittano le loro casette e scappano dalle olimpiadi, che troppa confusione e gente vivace gli dà fastidio. Vai in giro per strada e hai la sensazione che al massimo si aspettano che arrivino un paio di pullman, tipo quelli che vanno a Lourdes, mica un milione di persone. "Eh", dice qualcuno, "è che a Torino non siamo abituati ad accogliere tanta gente" e allora ci pensi un po' sopra, provi a giustificare i torinesi, poi invece ti affiora alle labbra un pensiero che era rimasto incastrato fino a quel momento in un educatissimo recesso del cervello e dici "Ma scantatevi, va".
gennaio 23 2006
Parma, ecco. Sto qui dieci giorni, in mezzo agli amici che conosco perché capisco come ridono e cosa nascondono, perché li posso prendere in giro e loro prendono in giro me; perché ci sono i miei e mia nonna che mi racconta di quella volta che mio nonno ha incontrato un tizio al bar che, bevendo il caffé gli ha detto "Ma questa tazzina l'han fatta sbagliata, ha il manico a sinistra" e mio nonno ha risposto "Eh, sì, ha ragione, bisognerà dire qualcosa al barista" e tutta questa terra larga e bassa che ti nasconde l'orizzonte. E poi domenica abbiam festeggiato il compleanno in cinque e c'era anche Cofano e io mi son divertito da matti. Parma, ecco, le voglio bene, con tutte le cose che ha dentro. Ci respiro.
gennaio 16 2006
Allora, in Scozia si sta bene e i cd costano poco. Piuttosto che dilungarmi nella descrizione del paesaggio e degli usi locali, preferisco fare un elenco della musica con cui sono tornato da là, che magari si capisce meglio. Ho comprato e masterizzato: Goldfrapp, i Joy Division, Perry Como, il meglio degli Smiths, due album di Belle and Sebastian, i Franz Ferdinand, il meglio delle canzoni dei film americani anni '50, Nick Cave, due album di Bebel Gilberto, i Faithless, i System of a Down, i Deftones, i Talk Talk, i Killers, gli Air e altra roba ancora. Più un paio di scarpe fighe. Ecco, così.
gennaio 13 2006
Ora, sono in ferie. E in questo momento sono in Scozia, da mia sorella. Sono nel suo ufficio, a Edimburgo. E' la seconda volta che vengo qui a trovarla e anche stavolta mi ha subito invaso la pacata tranquillita' della Scozia. Tutti ordinati, gente che ciarla con calma, anche se ogni tanto, quando sono ubriachi, si pigliano a mazzate. Comunque, vengo qui e mi sembra di avere un'altra vita che mi vive accanto, cioe' un lato di me disposto a ciondolare per il mondo senza frenesia. Bevo il caffe' nelle tazze grandi, vado alla Whisky society e mi siedo davanti a un camino, robe cosi'. Chissa' cos'e'?
gennaio 10 2006
Non so, magari c'è ancora qualcuno che passa di qua e magari ha anche voglia di mettersi a leggere le parole che mi vien da sbrodolare sulla pagina. Allora mi sa che ricomincerò a scrivere. E' che ho lavorato come un matto e mi sono tuffato in un lungo fremito notturno, in una vera e propria abbuffata di sensazioni mescolate; in uno di quei tunnel che quando ne esci scopri che durante il tragitto hai incontrato un certo numero di demoni personali e collettivi che ti hanno scosso, e divertito, e inquietato, e fatto pensare. E alla fine pensi, "Però, quante cose che non sapevo di me". Insomma, ricomincio.
novembre 18 2005
A volte arriva un'onda più lunga delle altre, un'onda alta e prepotente, e bisogna per forza cavalcarla. A me, in questo periodo, capita che son tutte lì che mi guardano e mi vogliono baciare. Ho capito una cosa, in questa baraonda: ho ancora gli ormoni da latte, e non sono neanche cariati.
novembre 7 2005
Io vivo così sfasato che certe volte penso che dovrei cambiare lavoro. Poi capitano delle settimane come quella che è finita, che mi diverto così tanto e sto così bene e conosco gente che mi piace e una tipa carina mi ha lasciato il suo numero, che mi sembra di non poter cambiare lavoro.Sono sfasato anche nelle decisioni, mi sa.
novembre 4 2005
L'altro giorno ero lì davanti al locale a fumarmi una sigaretta, che poi a dirla tutta di sigarette ne fumo anche troppe, comunque ero lì che fumavo, a un certo punto ho alzato la testa e, fermo al semaforo che c'è prima del ponte che sbuca in faccia alla Gran Madre, c'era un tir fermo. Proprio un tir enorme, e sulla fiancata c'era la faccia di Fini, enorme, e uno slogan che diceva "Il futuro? A destra". Mi son messo a ridere, che a destra del tir ci sono i Murazzi, quella zona dei murazzi che son diventati un po' un bordello. Ho pensato "Dai, bravo, gira giù di là, a destra, che poi vediamo", ma niente, ha tirato dritto appena il semaforo è diventato verde. Però, se il futuro è giù di lì, c'è proprio da ridere.
ottobre 28 2005
Ma è mai possibile che a Torino, quando esci, vai in giro, oppure quando lavori dietro un bancone come capita a me, alzi la testa, ti guardi intorno e il settanta per cento dei presenti sono uomini? L'ultima volta che mi è capitata una roba così ero nel sud del Marocco.
ottobre 25 2005
Giovedì son tornato a Torino dopo un breve viaggetto a Parma. Son tornato insieme al mio amico E., che era venuto con me in mezzo alla pianura. Appena arrivato a Torino ero ancora tutto pieno delle risate che mi sono fatto a Parma, del confortevole affetto di mia madre e, insomma, ero di buon umore, una roba che a molti torinesi non piace mica tanto. Che molti torinesi, quando ridi a vanvera, perché ti viene da ridere e basta, senza nessun motivo serio, loro ti chiedono "Ma cos'hai da ridere?", e io gli rispondo che a uno che ride non si chiede perché lo sta facendo, è una bella roba e basta; se uno piange allora sì, allora gli chiedi perché sta piangendo.
Bé, son tornato a Torino e ho deciso che il senso delle deliberata leggerezza del ridere e un po' del buon umore che secondo me mi viene dalla pianura, me li voglio tenere stretti, e allora venerdì e sabato mi sono infilato il maglione più rosso che ho e sono andato in giro con quello. Così mi sembrava che potevano capirlo tutti che ho voglia di ridere anche di niente, anche delle robe buffe che attraversano il mondo intanto che lo guardiamo distratti. A ma e al mio maglione rosso ci piace così.
ottobre 7 2005
Ieri, mentre sfogliavo un gambo di menta e riponevo ogni singola fogliolina dentro una terrina, ho pensato "Ma se l'inferno esiste, e non è vuoto come dice Hans Urs von Balthasar, allora vuol dire che è stato creato prima della creazione del mondo". Allora poi dopo mi è venuto da pensare che se le cose stan così non è un bel lavoro, che il buondio ha creato un istituto di pena prima di vedere come gli erano venuti gli uomini. Vuol dire che aveva già poca fiducia. E la faccenda cambia poco anche se esiste solo il Paradiso, mi sa.
Poi dopo ho anche pensato alla faccenda dell'aborto, che la Chiesa dice "No no, non si può violare così la vita umana". Io son nato perchè mia mamma è rimasta in cinta molto giovane, e quando lo racconto a un cattolico lui dice "Vedi, se avesse abortito adesso non ci saresti". Però, a parte il fatto che ormai ci sono e quindi non è un gran argomento, ma poi quello lì lo sa che mia mamma, quando è rimasta in cinta, stava facendo l'amore solo per piacere? Cioè, se fosSe per loro, i cattolici, non bisognerebbe fare neanche quello, perciò posso rispondere "Sì, ma se mia mamma non faceva l'amore per puro piacere io adesso non c'ero lo stesso, a star dietro ai tuoi ragionamenti".
Mi sa che divento teologo.
settembre 30 2005
Io vorrei scrivere di due argomenti. Uno sono i libri, l'altro le donne. Vabbé, comincio con le donne. Vorrei stilare un elenco delle stranezze femminili, cioè di stranezze che son capiatate a me o a dei miei amici. Allora lo stilo.
CATALOGO DELLE STRANEZZE FEMMINILI
Son stato con una che ci potevo far l'amore, ma non potevo leccargliela perché se la faceva leccare solo dal moroso; un'altra, che era fidanzata e allora gliela potevo leccare, ma non si poteva far l'amore perché era fidanzata. Una si è incazzata con un mio amico, perché lei era fidanzata, avevano fatto l'amore, però poi quando lui gliel'ha leccata lei si è molto arrabbiata.
Ho conosciuto una, una notte, le ho detto "Guarda che se continui così ti tocco le tette", lei ha detto "Va bene", le ho toccato una tetta, poi mi sono avvicinato per baciarla e lei ha detto "Guarda che hai capito male".
Ho conosciuto una che alla fine non ci siamo fidanzati perchè andavamo troppo d'accordo, diceva lei, e lei la dà solo a quelli con cui non va tanto d'accordo. Una ha detto a un mio amico, appena si sono conosciuti, "Non ti posso dare il numero, se no poi magari usciamo, andiamo d'accordo e ci piacciamo".
Ho conosciuto una, fidanzata, che potevo farci l'amore in macchina, volendo, ma a me non piace, però in casa mia a fare l'amore non veniva perchè era troppo compromettente.
Ho conosciuto una che ha voluto darmi a tutti i costi il suo numero di telefono, che diceva "Ti vengo a trovare, ti vengo a trovare", poi è scomparsa.
Ho conosciuto una che mi tampinava, una notte siam finiti a casa mia, e mi ha detto "Era tanto che aspettavo questo momento", con un'aria da film che mi è venuto da ridere; due sere dopo era lì che baciava un mio amico.
Ho conosciuto una che dopo solo una notte passata insieme voleva che mi trasferissi da lei, a milleduecento chilometri da dove abito adesso, che mi licenziassi e poi la sposassi. E non scherzava.
Una che c'ho parlato due ore e mi ha detto "Era una anno che nessuno mi faceva provare queste emozioni", e non avevo detto niente di furbo.
Poi magari continuo.
settembre 26 2005
Cosa mi salta in testa certe volte, di stare in mezzo al delirio, di starci così dentro da non poterne più? Cosa mi salta in testa di toccare, parlare, osare, esagerare, che poi perdo i confini di me stesso e il giorno dopo mi sento slabbrato? Cosa mi salta in testa di sfasciarmi il corpo prima fasciato e misurato? Ma cosa mi salta in testa, che poi mi viene il mal di testa?
settembre 22 2005
Allora, ho finito di leggere Orgoglio e pregiudizio. L'ho finito di notte, dopo il lavoro, che invece di andare in giro a fare il pistola come mi capita spesso, andavo a casa e mi leggevo un po' di Jane Austen, una bella soddisfazione.
Verso la fine ho capito che assomiglio più a Darcy che a Elizabeth, che anch'io non sarei mai tornato da Elizabeth se non avessi saputo che un po' mi amava; che anch'io mi sarei fatto avanti per l'ultima volta per non parlarle mai più se mi avesse respinto di nuovo: che anch'io a volte sembro altezzoso, ma è che proprio con certa gente non so cosa dire.
Ecco, di certo non ho una tenuta come Pemberly. Però, soprattutto c'è una roba che scrive verso la fine la zia a Elizabeth, che mi ha fatto pensare. Parla di Darcy e dice: "Il suo criterio e i suoi modi di vedere mi piacciono: non gli manca che un po' di vivacità, ma questa, se si sposerà con gli occhi aperti, gliela potrà insegnare sua moglie", che quando mi manca un po' di vivacità, perché la Elizabeth che c'è in me è andata a nascondersi, mi vien voglia di una morosa che me ne metta addosso un po'. Che quando mi innamoro son vivacissimo.
settembre 14 2005
Allora, qua sto proseguEndo nella lettura di Orgoglio e pregiudizio, e ho notato una cosa. Cioé, mi è venuta in mente perché mia sorella Ortolina mi ha detto che secondo lei somiglio più a Darcy che a Elizabeth. Bé, c'ho un po' pensato e in effetti ci son dei tratti caratteriali che mi fanno assomigliare più a lui, però comunque io continuo a identificarmi con Elizabeth. Perciò, ho pensato, visto che Elizabeth e Darcy hanno una mezza tresca, forse vuol dire che dentro di me c'è una tresca tra diversi aspetti del mio carattere, che sono in parte un essere anfibio, un po' Darcy, un po' Elizabeth. E, in fondo, l'idea non mi dispiace per niente. Adesso vedo come va a finire poi tiro le somme.
settembre 12 2005
Mia mamma mi ha detto, e me l'ha detto tempo fa, che per capire un po' di robe sulle donne e i fidanzamenti bisogna leggere "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen. Allora adesso ho cominciato a leggerlo e ci vedo già più chiaro, anche se sono solo a pagina 157. Il problema è che mi sto identificando con un personaggio femminile, una che si chiama Elizabeth Bennet, detta Lizzy. Cosa vorrà dire?
settembre 7 2005
Ho riempito il locale di citazioni fasulle, mescolate ad altre vere. Quella che piace di più è "Fottuto assenzio. mi ha fatto completamente perdere la testa. Jack Nicholson, durante la lavorazione di Shining". Ovviamente è una falsa citazione, ma non se ne accorge quasi nessuno.
Bé, l'altra sera, uno che viene spesso, che ormai siam diventati amici, mentre si parlava di fidanzamento ha detto "Eh, sai, il fidanzamento è un costume, e i costumi si mettono solo a carnevale", e lui si è davvero messo con la sua morosa a carnevale. Comunque, ho deciso che quella frase lì la appendo, e la firmo col suo nome, che quella si merita di essere una citazione originale.
settembre 5 2005
Oggi, intanto che facevo un lavoro, ascoltavo parole e parlavo, che in genere sto mai zitto, bè ero lì e mi son venuti in mente tre nuovi modi di dire. Eccoli:
Questa è la goccia che ha fatto traboccare il naso.
Siamo tutti appesi a una fiammella.
L'amore miete vittime in tutte le erezioni.
Così, insomma, son robe frivole, ma a me vien da sorridere, quando mi vengono in mente.
settembre 1 2005
Ieri notte, dopo il lavoro, ero lì che pensavo, che quella delle colline mi aveva scritto "Le disillusioni mi fanno piangere". Bé, mi sono un po' rotto la testa, cioé un po' di più ancora, e ne è uscita questa. La espongo al pubblico ludibrio.
Io, per dire,
te che parlavi delle colline,
io che dicevo la pianura,
io, che poi, un po’ di paura,
quando eravamo nel letto
a bisbigliare certe fatiche malinconiche
e ci veniva da ridere,
io mi sembrava che stavamo bene,
che non poteva finir male.
Dicevo, nella mia testa,
“Vé che piacere,
vè come siam giusti"
e le parole scivolavan via
a far le capriole.
Io, abbiamo anche giocato
a dire cosa ci piaceva di più,
il mare o un lago,
il vento o la pioggia,
la zuppa o il pan bagnato,
le dicevamo
quasi sempre uguali,
e io pensavo
“Tanta fatica risparmiata”.
Io, quando ci davamo quegli abbracci là,
quelli che ne avevamo bisogno,
io non lo so, io non sapevo.
Io non lo so,
non lo saprò cos’era,
se era, se fosse o potesse,
ma è questo che mi dispiace,
che le cose si lanciano nel fosso,
in un fosso buiobuio
che chiamano passato,
e non nell’altro,
quel lungo fossato
che immaginiamo futuro.
Però,
per me,
io ti dico “Stai bene”,
poi, ognuno sul suo sentiero,
va bene la pioggia,
va bene il vento,
va bene la zuppa,
e anche il pan bagnato,
non importa cos’è andato perduto.
Non lo sai tu,
non lo sai più,
e io, perdio,
non lo so neanch’io.
agosto 26 2005
Ero lì sul ballatoio con un caffé in mano, di quelli dentro il bicchierino di plastica che per il calore si sfonda un pò sui lati e ho cominciato a pensare che ho bisogno di una donna. Voglio una donna che sia una donna, una a cui mordere le gambe e il sedere per la gioia di essere avvolto con il corpo nel suo; una donna da guardare negli occhi senza stancarsi. Voglio una donna da amare le cose che le girano nel cervello e che ami quelle che girano nel mio. Voglio una donna che stringa forte la mano quando le stringo la sua. Una che è contenta che siamo al mondo insieme, che anche se sa che nella vita ci non sempre degli sfrangiamenti poi è bello riderci sopra. Una da farci l'amore con i profumi e i sudori e i gemiti e l'amore per davvero. Mi sembra di essere il matto di Amarcord, che sale sull'albero e comincia a urlare "Voglioo unaaa donnaaaaaaaa". Che poi quel matto lì è così bello, con un tramonto sconfinato dietro l'albero dove è andato a rintanarsi, che son persino contento di somigliargli. Vabbé, torno sul ballatotio e finisco il caffé.
agosto 25 2005
Uno poi va in vacanza, e immergendosi in un mare tiepido e pulito, ridendo di quelle cose stupide e meravigliose che vengon fuori con degli amici bellissimi che son come fratelli, e immergendosi con la testa nelle cose che son rimaste a casa e quelle che ronzano nel cervello, capita che si sente liberato in parte e desideroso di liberarsi ancora di più.
Uno sono io.
Il Salento, con tutti quei fichi lungo le strade un po' slabbrate, la terra rossa, la luce piena e le nuvole che scorrazzavano a riempire il cielo di maree al contrario, il Salento mi ha risollevato al piacere docile di stare al mondo, che vuol dire pensare ma anche avere pazienza che i pensieri trovino la loro consistenza giusta. E ho mangiato tanto pesce e sguazzato nell'acqua e riso come un matto e bevuto e ballato e fatto niente e esagerato e ponderato e a Cofano e G. gli voglio un gran bene.
E l'ultima notte ho dato baci e abbracci sorprendenti, di quelli che vengon fuori misteriosamente, che sembravano lì pronti da tempo a sgusciare nel mondo, baci e abbracci a una che ha un nome per cui Cofano è molto invidioso.
Bé, è stata una bellezza, adesso me ne accorgo ancora meglio.
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